Powered By Blogger

Nè il romance nè l'erotico sono generi minori

Purtroppo, grazie ad amicizie interessate e a complicità che i lettori neanche immaginano, impazzano libretti insulsi il cui solo scopo è vendere. Discreditano la categoria e i cosiddetti self.
La gente è facilmente manipolabile.
Le blogger hanno grandi responsabilità nell'indirizzare le vendite. Ormai lo sanno tutti.
Ma c'è gente che scrive bene, per fortuna.
Ci sono lettrici intelligenti, per fortuna.
Le altre stanno trasformando gli erotic-rosa romance in youporne per donne.
Io mi batterò sempre per l'onestà e la qualità, che non significa affatto noia. Significa scostarsi dall'ovvio
.
Io non sono apparsa dal nulla, un giorno vi parlerò di me, della mia gavetta, del pubblicato.
Questo non è periodo (è un momento di immenso dolore per me).



"Aveva chiuso gli occhi e dondolava lentamente, cingendosi con le braccia, ballando da sola, come una bimba o come fanno i matti.

Tutti gli innamorati hanno una loro canzone, non l'hanno scelta, è lei che ha scelto loro quando si sono riconosciuti l'uno nell'altro.

Avvertì le braccia di lui che sostituivano le sue, e la stavano guidando in un vero lento, mentre le mormorava all'orecchio: «Something in the way she moves attracts me like no other lover … Something in the way she woos me… I don't want to leave her now… »

Non voglio lasciarla ora.

Lei aprì gli occhi e fissandolo gli chiese: «E la nostra canzone qual è?»

«Non potrebbe essere questa?»

«No, certe canzoni non si rubano. Sono loro che ci scelgono e noi non abbiamo ancora la nostra.»

«È così importante per te?», le sussurrò con voce seducente e così intima, da farla vibrare in ogni singola fibra, del corpo e dell'anima. La strinse un pochino più forte, fin quasi a farle mancare il respiro.

Solo lui.

Solo lui aveva quel modo virile e dolcissimo di farla sentire unica, di farla sentire femmina.

O magari tutti i sudamericani erano così. Che ne sapeva poi lei del mondo?

«No, sì, non so.», la voce le uscì spezzata, «è una riflessione che mi è venuta in mente. Io non ho mai avuto la mia canzone d'amore, ma forse perché finora non mi ero mai innamorata. Non badarci, sono una romanticona, dopotutto.»

Laureen, quando era emozionata, aveva un'automatica predisposizione a rompere l'atmosfera. Ma lui non si fece distrarre e la riportò su quei magici sentieri che nella vita raramente capita di percorrere o che appaiono sempre troppo brevi. Piccoli momenti sospesi al niente. Grandi momenti, assaggi di Infinito.

Le scompigliò i capelli con infinita tenerezza.

«Sei proprio la ragazza ideale: intelligente, spiritosa, riflessiva, un pochino folle… »

«E poi?», lo incalzò lei.

«Curiosa, affamata della vita, bella, forte, coraggiosa… »

«Non sono poi così forte, Miguel. Ho dovuto farmi forza, capisci? Non vorrei sembrarti quello che non sono. Ideale, poi… »

«Lo so, è stata la vita a renderti forte, ma il tuo ottimismo ce l'hai sempre avuto. E poi io intendevo dire che sei il mio Ideale, degli altri che t'importa?»

Non poteva ancora rivelarle che lei aveva il volto e il corpo della donna che avrebbe voluto a Los Roques ad attenderlo a casa e neppure che in lei aveva trovato finalmente la passione e la dolcezza. Quello che tutte le altre, i cui volti e nomi, apparivano ora sfumati, non erano riuscite a dargli.

«Siamo nella fase dell'innamoramento, è un momento magico e irripetibile. Bisogna vedere sulla lunga distanza. Sai una cosa? Avevo un compagno di classe al liceo, Enrique, veniva dall'Argentina, non era bellissimo, ma le ragazze impazzivano per lui, aveva un modo di fare così galante… »

«Argentina?», la scrutò lui.

«Sì, e non mi sto confondendo. Mi chiedevo se tutti i sudamericani corteggiassero le donne in quel, in questo modo.»

«Aveva conquistato anche te?»

«No, ci aveva provato, ci provava anche con la bidella ma no, comunque era simpatico, però si diceva in giro che era il classico maschio latino.»

«E a te è venuto in mente che io, da classico maschio latino, mi comporto così con tutte. Giusto?»

Laureen si fece piccola piccola: «Un pochino, sì. Insomma ho visto come ti guardano per strada, nei negozi, le commesse e ho visto che dopo due frasi hai conquistato Clelia, che non è proprio una tipa facile. Nel senso che non è facile entrare nelle sue simpatie… »

«Riassumendo. Tu credi che io mi comporti così con tutte le ragazze? Che ci vada a letto dopo dieci minuti di conoscenza superficiale, non nego mi sia successo. Che ci faccia l'amore e che ripeta quasi ogni dieci minuti, ti amo anche fuori dal letto, no. Anzi facciamo che rapisco le bimbe in fasce e che ho un fan club di vispe vecchiette. Ma più di quello che ti dico io, dovresti capirlo da sola, Laureen».

«Ti ho offeso? È che mi pare di vivere un sogno e di non meritarmelo.»

«No, no. Il problema è un altro Laureen, devi imparare a lasciarti andare, a metter a riposo la tua testolina in certi momenti, come quando facciamo l'amore. Sembra quasi che tu fai, faccia, di tutto, per rovinare certi momenti.»

«Forse perché la felicità mi spaventa.»

Anche lui stava provando quello che lei in due parole aveva espresso ed era seriamente tentato di mandar all'aria tutti i suoi principi.

Ci aveva pensato fino allo sfinimento. Sì, forse una via d'uscita poteva esserci, anche se avrebbe dovuto ugualmente raccontarle quello che stava succedendo.

Si staccò."

E ancora davvero per pochi giorni, "mi svendo". Per la gente seria, scrivere costa fatica.


Grazie a chi mi sta sostenendo con l'ultimo Volume


DIMENTICARE LEI

«Dove andiamo?», cercò di usare un tono scanzonato. «Marcos, non lo so, sei tu che hai avuto l'idea!» «Io di idee ne ho tante, potremmo fare il giro dei peggiori locali di Caracas a tracannare rum o in un club privè, o in un posticino dove parlare con calma solo noi due, o in azienda a lavorare, anche se è quasi notte.» «Mi sento come se mi fosse passato sopra un carrarmato. Lascia perdere il lavoro: mi rifarò alla grande, penso che dormirò in ufficio anche la notte» «Addirittura! Ma se hai sempre preferito portarti l'azienda a casa, metaforicamente parlando!» «Mi stordirò di lavoro, e per il posticino dove confidarmi la risposta è no, grazie! Facciamo un misto tra privè e rum, droghe escluse?» «Non ti riconosco! Duartes alticcio e in cerca di donnine. Dovresti essere contento di non ritrovarti la fede al dito! Sei ancora un uomo libero! Non è un sollievo?» «Stai zitto Marcos, è uno strazio: tu non conosci tutta la storia.» L'amico l'assecondò. Era sicuro che c'era di mezzo quella ragazza italiana e che presto si sarebbe confidato, se non voleva esplodere. 

  La giovane donna usava il suo partner come fosse fatto di carne e d'ossa e altro. Movimenti sinuosi, ancheggiamenti, un ballo sensuale attorno al lucido palo, in cui mostrava generosamente tutte le parti dello splendido corpo, coperto solo da un minuscolo perizoma argentato. Occhi bramosi la osservavano, come ipnotizzati. Lei svolgeva la sua coreografia, sempre la solita, con lo sguardo fisso, quasi vitreo. Era pagata per eccitare, per farsi desiderare, mentre il rum scorreva a fiumi. La sua avvenenza era fuori discussione. In molti tentavano di toccarla, ma l'uomo nascosto nell'ombra e invisibile al pubblico, vegliava su di lei. A rendere più intrigante l'insieme un particolare che dava un tocco di raffinatezza a quello spettacolo neanche poi tanto insolito, se non fosse stata per l'inusuale bellezza della ragazza sul palco. Quella musica. Nonostante avesse superato la settantina, una gigantesca cubana accompagnava la conturbante danza con voce sottile e potente: sembrava quella di una fanciulla. Il percussionista non era più giovane di lei, ma sfiorava il tamburo batà con divina scioltezza, facendola sembrare la cosa più semplice al mondo. «Che ne pensi ? È davvero notevole la ballerina, peccato che balli solamente e lasci tutti a secco», interruppe il flusso dei suoi pensieri Marcos. «Mah, non lo so, io vedo un branco di lupi affamati intorno a quella che credono la loro preda. In realtà è la preda che tiene in pugno i cacciatori e che li lascerà a bocca asciutta.» «È una bella figliola, ammettilo. Da quando sei diventato asessuato?» «Spero di essere ancora normale sotto quel punto di vista, è che ho la testa altrove.» «Faresti bene a tornare qua. Venezuela, Caracas. Quella ragazza comunque non è in vendita.» In quel momento lo sguardo assente di lei, si fermò su di lui. «Tutto ha un prezzo, Marcos.» «Cos'è? Una sfida? Comunque ora ti ha puntato, e non è spettacolo. Le piaci. La solita fortuna: sei vestito casual eppure il tuo bel faccino non passa mai inosservato. Nel caso non lo sapessi sopra ci sono delle belle stanze, nell'appartamento del proprietario. Per uso occasionale. Sai sono un suo amico…», e gli fece l'occhiolino. Lui provava il bisogno di qualche emozione forte per scuotere di dosso l'apatia e il vuoto che sentiva dentro. Aveva imposto quasi, a Laureen di dimenticarlo. Doveva cominciare a farlo anche lui. «Marcos, vedi quell'uomo seminascosto dietro la tenda? Tieni, dagli questi», tirò fuori un rotolo di banconote senza contarle, «preferisco portarla a casa mia.» L'altro spalancò gli occhi dallo stupore: «Non è sicuro girare con contanti in questo Paese, lo sai!» «Per certi affari le carte di credito non vengono accettate, lo sai !» «Quindi avevi in mente qualcosa di simile già prima!? Los Roques?» «No, quello mai. Stanne certo. Per ora.» 


DIMENTICARE LUI



«Dove stiamo andando?»

«Localino chic per due ragazze vip. Mamma mia Lauri, se fossi un uomo ti rimorchierei: sei uno schianto», la osservò compiaciuta Simona.

«Merito della mia personal… come si dice? Insomma, sarai estetista per qualcosa, no?» e intanto si chiedeva come l'avrebbe accolta, che complimenti le avrebbe fatto Miguel.

«Ammetto, sono la meglio! Però tu hai quel genere di bellezza… »

«Un po' retrò…Questa l'ho già sentita. Hey, ma dove sta questo posto?»

«Non è lontano, prima era un pub molto frequentato dove si mangiavano quelle cose tipo tris, crocchette, e c'erano tutti i generi di birra, poi le sorelle l'hanno venduto per via del ritmo di lavoro, e il nuovo proprietario ne ha fatto un posticino un po' esclusivo. Però la pizza te la fanno… e che pizza!»

Effettivamente l'atmosfera del locale appariva raffinata: luci e musica soffusa, camerieri inappuntabili, tavolini da due o da quattro, nessuna tavolata di gente chiassosa. Il brusio dei clienti giungeva discreto: per lo più coppiette o uomini soli elegantemente vestiti che chiamavano con un cenno della mano il servizio. Avevano l'aspetto di uomini d'affari coi loro portatili, gente che non aveva tempo da perdere, neanche per mangiare. Laureen pensò a dove si poteva trovare Miguel in quel momento: a smaltire il lavoro arretrato, o forse a Las Olas con qualche donna favolosa a rotolarsi tra le lenzuola nel pomeriggio tropicale. No. Anche per lui era troppo presto o forse gli uomini reagivano in quel modo. Un momento passeggero.

O invece si trovava dal sarto, per l'abito da sposo. Un passaggio definitivo.

Quel pensiero scatenò in lei una folle gelosia verso la donna che l'avrebbe avuto accanto, avrebbe posato gli occhi su di lui, sentito la sua voce e... No, non poteva immaginare oltre.

Simona si guardò intorno con aria esperta: «Sì, in effetti è un bel locale, ma ha un che di lugubre, pare di stare in chiesa e magari se ordiniamo una pizza, tutti di colpo si mettono a urlare al sacrilegio.»

Non le erano sfuggite le coppiette che cenavano al lume di una romantica candela e si guardavano con gli occhi che grondavano miele. Quelli delle dame, almeno.

«Vuoi che cambiamo posto?»

«No, no va bene. Sul menù c'è scritto della pizza e, per il resto Simo, mi ci dovrò abituare.» Sì, certo ma quando ci sarebbe riuscita?

Neppure il tempo di risponderle che già un cameriere con l'aria compunta si materializzò chiedendo loro quale tavolo preferissero. Scelsero un posticino in fondo da cui si poteva avere una panoramica di tutto il locale, anche perché Simona aveva sempre bisogno di avere alle spalle una porta o un muro. Una sua piccola fobia.

Musica in sottofondo, italiana o il solito Bublè. Bella voce, ma non particolarmente evocativa.

Poi le note di una canzone di… Battisti?

Io lavoro e penso a te

Chiudo gli occhi e penso a te…

Lo facevano apposta? Tutt'e due divennero imperturbabili e alzarono il tono di voce, facendo voltare gli altri commensali.

Laureen avrebbe voluto salire su una sedia e urlare.

«Veramente deliziosa!», commentò mentre lasciavano il locale, «ma credo che non ci tornerò.»

In qualche modo l'ottima birra media le aveva sciolto la lingua e Simona cercava di non interromperla o la incoraggiava a proseguire, se le pause erano troppo lunghe.

«Anche se detesto l'effetto coppietta-candela, la pizza era ottima, ma io non ci torno più lì», ribadì nuovamente.

Un discorso un po' confuso, decisamente.

«Insomma voglio dire che non so se mi davano più fastidio o invidia, ecco Simo. Pensavo a me e Miguel seduti là a ridacchiare dell'ambientino e poi flirtare spudoratamente.»

«È ancora presto perché resti insensibile a certe scenette, che poi quelli si amano poveracci mica è colpa loro ! Ma tu non sei superwoman, e la musica poi… siamo vittime di una congiura», le rispose di rimando l'amica risalendo in macchina. Che cara! Le vere amiche si prendono sulle spalle anche il tuo dolore.

«Non dirmi che ti sono sfuggite le occhiate che ti lanciavano i bravi fidanzatini, o gli affaristi quando ti sei alzata quelle due volte!»

«Davvero? Sarà perché non m'interessa, sarà l'abitino corto e i tacchi. Certi uomini sono veramente monotoni, superficialoni…Guarda che cielo! In questo momento forse anche lui starà guardando questa meraviglia!»

«Lauri, sei completamente andata… perfino io so che ora là sarà tardo pomeriggio. E adesso una tappa al Kosmos per buttar fuori le tossine, ma tu non bevi più, ok?»

«Ma se non bevo, come faccio a dimenticare?», il tono di Laureen era quasi disperatamente e involontariamente comico.

«Ci sono un sacco di altri modi. Non sarà l'unico uomo al mondo, no?»

«Era l'altra metà della mia mela

«Uh che patetica! Chiodo schiaccia chiodo.»

«Ti prego dimmi anche che non esistono più le mezze stagioni

«Che ne pensi di chi la fa l'aspetti?»

«No, non mi piace», biascicò Laureen.

«Ok. E allora… chi rompe paga?»

«Già meglio. Peccato che mi restino pure i cocci!»

«Sicura Laureen? Disco o nanna ?»

********************
Laureen era rientrata all'alba. Aveva scritto in fretta due righe per Clelia e si era fiondata a letto levandosi solo le scarpe. Avevano fatto overdose di locali. Il primo era zeppo di ragazzotti che bevevano come spugne e pogavano come dannati: avevano dovuto togliersi le scarpe per non essere guardate come aliene. Costretta a seguire ritmi ossessivi e senza senso, si era riconciliata quando erano risuonate le note di Cocaine, Eric Clapton.
Poi Simo l'aveva presa per un braccio, decisa. Un altro locale: una discoteca da fighetti, ragazze stile Barbie e ragazzi omologati. Eppure ce n'era qualcuno di passabile. Naturalmente due come loro, per lo più sole, avevano dovuto respingerne parecchi, fino a incappare in due uomini niente male. Simona aveva avuto il comportamento irreprensibile della donna sentimentalmente impegnata e non aveva mai travalicato quel limite.
Laureen aveva l'aria di una perfettamente a suo agio, di una che ci stava, il tipo non era male, ballava pure bene. Quando iniziò a strusciarsi contro di lei, fu Simona a trascinarla via a forza. Ancora una volta, nonostante le proteste di lei. Pareva che avessero scambiato il loro modo di essere: ora Simona era la saggia e timorata, mentre Laureen appariva pazzerella e molto disponibile.
«Ma come faccio a schiacciare il chiodo se mi togli il chiodo?», aveva protestato, cercando di articolare con cura una parola di fila dietro l'altra. «Non in questo modo Laureen, ti stai svendendo, ti comporti come una disperata in astinenza, in cerca di un arnese qualsiasi. E poi ho visto che sei scivolata verso il bar, mentre ballavo col mio cavaliere provvisorio. Cambiamo posto!»
Erano finite in Slovenia, in un casinò dove Laureen si era addormentata sulla poltroncina, mentre stava assistendo allo spettacolo nella piccola arena. Una voce maschile l'aveva risvegliata. Aveva intravisto il suo volto, sentito una voce bassa e suadente, ma non ricordava cosa le avesse detto. Solo un "mi piacerebbe rivederti " e un bigliettino da visita che le aveva infilato in borsa. Mezz'ora dopo erano sulla strada di ritorno, nel buio che si apriva all'alba. Simona guidava in silenzio.
Di sottofondo gli Stones. Miss you.
Mi manchi.



La Rosa dei Venti (Volume Primo e Secondo)

La pioggia nel cuore

Il giorno della partenza, Miguel era sceso molto prima del previsto, e lei se l'era ritrovato in cucina mentre stava preparando il ragù. Aveva appoggiato il trolley per terra e si era seduto strascinando stancamente una sedia. «Clelia, me ne vado, ma Laureen non viene con me.» Lei si era fermata con mezza cipolla in mano: «L'avevo capito, ma non volevo essere immischiarmi… ma io credevo che, insomma mi aveva confidato che eravate d'accordo, che insomma lei sarebbe venuta a stare per un mese dalle tue parti, e poi si vedeva che eravate come morosi. Avete litigato?» «Vuole spiegarti tutto lei… », aveva affondato le mani nei capelli, «oddio è una storia così complicata! E ti garantisco che avevo desiderato un finale tutto diverso… non posso farci niente. Io la amo, Clelia, credo di averla amata dal primo giorno che ci siamo parlati. Ti prego adesso ascoltami attentamente. Confido in te.» Le aveva consegnato un pacchettino incartato: «Ti raccomando di darglielo, quando sarà più tranquilla: le servirà e poi dalle anche questo», e tirò fuori dal taschino il bracciale di abuela che aveva fatto adattare al piccolo polso di lei. El Amor es màs fuerte. Clelia stava zitta e lo osservava: aveva un aspetto distrutto, le ricordò un Cristo in croce. «Qui ci sono scritte alcune annotazioni importanti per lei, ma non dovrà sapere nulla, Clelia, inventati qualcosa, quando leggi capirai. Ah! E questo è un piccolo regalo per voi, che mi avete accolto come uno di famiglia, ma aprilo dopo. Ora chiamo il taxi.» «Miguel farò quello che mi hai chiesto perché vedo nei tuoi occhi sincerità e spero che Laureen mi aiuti a capire. Però no, non puoi andartene con un taxi da una casa che è stata come tua per un mese. Ti accompagno io, non mi piace vederti partire con quell'aria da cane bastonato » All'andata aveva guidato lui. Quando erano scesi, lei le aveva chiesto cosa fare della nuova macchina: «Tenetela, in famiglia ce n'è bisogno, e se lei non vuole usarla, fallo tu.» L'aveva baciata sulle guance, mormorandole a mezza voce: «Abbi cura di lei, come hai sempre fatto, e ora anche di più. E se avete bisogno di qualcosa… bè leggi la mia nota. Io la amo come non ho mai amato, so che sembrano discorsi o parole poco originali, ma altre non ne conosco. Proverò a dimenticarla, anche se sarà difficile. Farò di tutto invece perché lei si dimentichi di me, non deve soffrire, Clelia. Adiòs!» «Ragazzo mio, io non so che sta succedendo, ma ricordati che se non puoi metterti contro il destino, c'è qualcosa che può farlo.» Lui l'aveva scrutata mentre le scostava una ciocca grigia dalla fronte, come faceva con abuela, come faceva con Josepha: «Che cos'è?» «I miracoli, Miguel, i miracoli. Piccoli o grandi che siano. Devi solo crederci.» «Io non ci credo, Clelia, ai miracoli», le sorrise mesto e si avviò verso il destino che aveva contribuito a scrivere con le sue mani
  Nothing Compares To You by Sinéad O'Connor on Grooveshark

Piccoli assaggi di Paradiso



Quella sera Laureen si preparò con cura: voleva essere bella per lui.
Scartò con precisione chirurgica tutto il suo abbigliamento da maschiaccio: niente pantaloni, niente maglioni. E neppure vestitini etnici.
L'appendiabiti restò sguarnito: quattro capi solitari penzolavano malinconici. No, il tailleur da donna manager no, ma lo prese e vi appoggiò la guancia. Con quello indosso aveva incontrato Miguel per la prima volta, sorrise al ricordo e ancora una volta si sorprese di quanto la vita fosse pazzerella e potesse cambiare da un momento all'altro.
No, non aveva molta scelta.
Poi si ricordò dell'armadio in cui custodiva gli abiti di sua madre, abiti firmati, costosi, fin troppo, accanto a quelli che le aveva passato Simona. E lì le cose si complicavano: ora aveva troppa scelta. Le girava la testa , già dopo aver provato tre capi.
Era da tempo che non aveva di questi problemi. Con Davide sapeva bene di dover indossare abiti appariscenti per ben figurare, così andava sempre sul sicuro, ma quella sera non voleva strafare, voleva solo trasmettere gioia e seduzione, anche se i suoi occhi già erano investiti di una nuova luce, quella che non si può comprare. Quella di una donna innamorata.
Alla fine si decise: un abitino viola tenue di maglina, aderente, con una scollatura a v poco profonda, moderatamente sopra il ginocchio. Lasciò perdere le autoreggenti, ma non rinunciò alle decolté fatte a mano, con un buon tacco. Roba della zona, pensò: ecco un'altra risorsa per cui la Riviera una volta era famosa e che ora andava pian piano estinguendosi. Quelli che rimanevano aperti fabbricavano con la stessa competenza modelli adatti al mercato tedesco: non il massimo dell'estetica.
I calzaturifici chiudevano uno dopo l'altro, soffocati da tasse esose, dalla concorrenza sleale estera e sottopagata, lasciando grandi, malinconici capannoni silenziosi. C'erano stati anche dei suicidi, ma Laureen allontanò subito quei pensieri. Quella sera bando alle tristezze.
Passò al trucco. Era negata, ma Simona l'aveva istruita sui rudimenti, per poi concludere che i suoi lineamenti e il colore di occhi e capelli, non andavano troppo enfatizzati per evitare l'effetto "mascherone". Uno dei vantaggi di possedere quella bellezza retrò, la fissa del professore d'Arte.
No, il fard non serviva, aveva un aspetto sano e felice, sarebbe stato di troppo. Con un matitone beige sfumò un pochino le palpebre, una passata veloce di rimmel e il rossetto rosa antico, tenue. Un pensiero fugace: "Non è che tutto questo viola mi porta sfiga?". Alzò le spalle, spazzolò i capelli e li tenne sciolti, raccogliendoli da una parte con un pettinino che tratteneva le ciocche ondulate.
Il piano della serata era lievemente cambiato: avevano deciso con Simona di cenare nella saletta interna, in maniera più informale e ci sarebbe stato anche Mattia. Preferiva così, non le piaceva l'effetto "coppietta" e non le andava neppure di essere servita dalla sua migliore amica.
Si erano dati appuntamento vicino al vecchio mulino. Miguel le aveva parlato di un impegno nei dintorni.
Scese a salutare Clelia, arrivò sul posto a piedi: lui era già là che l'aspettava, appoggiato a una fiancata della macchina. Appena la vide s'illuminò in volto e allargò le braccia. Lei vi si fiondò.
«Come sei deliziosa! Hai intenzione di sedurre qualcuno? »
«Sì e no.»
«Spiegati Sfinge!», la incalzò lui tenendola ancora avvolta nel suo abbraccio.
«Bè, mi piace pensare che un uomo sia sedotto da Laureen e non da quattro stracci firmati!»
«Giusto, ma il primo contatto è quello visivo e vale sia per un uomo che per una donna.»
«Te lo concedo. E per il resto spero di aver già sedotto qualcuno da cui già sono stata sedotta.»
Miguel le sollevò il viso e lo contemplò attentamente, come dovesse memorizzarlo.
Lei ricambiò quell'istante sospeso e si sorprese ancora una volta dell'avvenenza insolita che proveniva da quella pelle dorata, da quel filo di barba, da quelle labbra che aveva imparato a desiderare ovunque su di lei. Quei capelli neri, ora un tantino arruffati, lei li sistemò affondandovi le dita, quegli occhi blu screziati di verde, che nessuna tavolozza al mondo avrebbe saputo riprodurre, lei vi si perse…
«Dobbiamo muoverci», si riscosse.
«Già», le fece eco lui, liberandola adagio dalla sua stretta.



Quello sopra è un estratto de "La Rosa dei Venti" Volume Primo e Secondo che trovate a 1,92, o gratuito in KU. Se volete sostenere una Narratica competitiva di qualità e non di facciata, vi ringrazio. Anzi vi abbraccio.
NON clikkate sul bannerino se volete acquistarlo. Andate su Amz, perchè non voglio avere niente a che fare con affiliazioni, non mi piacciono, non ne ho bisogno. Mi sono affiliata solo per avere i pulsantini che mi piacciono tanto....
E un pensiero a tutta la gente che lavora anche di notte, anche nei festivi . Per alcuni di essi poter scrivere un post significa "che è tutto tranquillo". Menomale
 

Diritto di satira, crisi di valori e cosa bolle sotto.

Se non lo scrivo, non dormo. Magari cerco di sintetizzare al massimo e l'argomento è tosto e molto, molto contorto.
In queste ultime ore si è urlato in nome della libertà di satira che sarebbe sopra a tutto e tutti.
Io invece penso che, come ogni cosa, essa abbia un limite.

Se fossi una famosa vignettista, NON disegnerei una mia conoscente adagiata sul letto come una matrona romana circondata da cavi di piccì, cellulari e altro, tra cuscini rosa e trapunte sfiziose, mettendoci la nuvoletta e la battuta. Perchè sta morendo. Il buon senso/pudore/ rispetto vuole che non si scherzi sulla MORTE.

Nella nostra epoca TUTTI I VALORI se ne sono andati a farsi fottere. 
Su FB vedo pagine e foto blasfeme, di Madonne che piangono sxxxa, e sotto bestemmie a valanga. Ci sto male, ma FB non mi permette di segnalarle.
Io sono CRISTIANA non praticante e credo nel Trascendente.

Dopotutto sono anche fortunata.Ho potuto scrivere il mio futuro.
I ragazzi che vivono nelle periferie, gli assassini di ieri, avevano il VUOTO dentro. nessun futuro, giornate strascicate. Finchè hanno trovato un COLLANTE, un motivo per agire, per morire, in nome di un ben strumentalizzato concetto dell'ISLAM.
Dietro quell'Islam si nascondono i burattinai, l'Arabia Saudita che ci tiene in scacco con la sua ambiguità.
Ci vogliono far credere che è una questione di RELIGIONE e ci stanno riuscendo benissimo.
Ma non lo è.
Non lo è perchè maschera interessi che muovono fiumi di danaro, di soldi, di sterco.

Ho seguito solo una diretta, quella che mi pareva più seria, l'ho avuta in sottofondo a casa, in macchina, al lavoro. Mi mettevo nei panni di quella gente che aspettava di sapere la sorte dei propri cari.

A un certo punto sento che i vari opinionisti se ne saltano fuori con la resistenza fisica dei due fratelli "ben addestrati in Syria", e mi son chiesta: MA CI CREDONO DAVVERO?
Non sanno che questi ragazzi, disposti a morire , sono strafatti di COCAINA? Perchè nessuno va incontro alla morte con tale incoscienza, se non è doppato.

Se qualcuno conosce un po' la Storia  sa che in Viet-nam i soldati Usa erano imbottiti di eroina. Magari andatevi a vedere "Il cacciatore".

LA CRISI DI VALORI è pericolosa perchè dove c'è il vuoto può attecchire sempre un qualcosa che ti faccia sentire utile. Il senso d'inutilità è frustrante.

IL MERCATO DELLE ARMI rende troppo per non alimentare in qualsiasi modo i vari focolai.

Infine: anche il DIRITTO DI SATIRA HA UN LIMITE. Non puoi mancare di rispetto a chi crede in un Dio. Offendi milioni di persone e diventi l'alibi per spargimenti di sangue assurdi e inutili.
A me quelle vignette non parevano il massimo della spiritosaggine, se sapete di cosa parlo.Milioni di persone che credono in Qualcosa meritano rispetto.

Ora è tutta un'analisi, un gran casìno.
Ma mi sembra che il tutto rimanga a un livello molto superficiale.
Troppo.

E finchè non capiremo che dobbiamo ricrearci dei valori, finchè non capiremo che il vero dio di chi tira le fila è il profitto e non il Corano, finchè non impareremo il RISPETTO che va a braccetto col buon senso, il cosiddetto terrorismo , avrà davanti a sè praterie.

Che possano riposare in pace i caduti di questi giorni. TUTTI.





Ciò che è successo a Parigi.

Noi ce ne stiamo qui a scrivere di tutto sui sociale e nei nostri libretti.Non so ancora per quanto tempo.Difficile è prendere una posizione. Quella di Oriana era estrema, forse, fatto è che ci sta prendendo/azzeccando. Su Fb ci sono pagine e pagine blasfeme sul cristianesimo e neppure vengono bloccate. L'unica religione che oggi ammazza nel nome di Dio, è quella islamica. Così ci vogliono far credere. Non è bello autocitarsi in momenti simili, ma questo è il mio pensiero per bocca di un mio personaggio.


"! I signori della guerra, a cui una volta appartenevo, tanto tempo fa, non mi hanno perdonato e non mi perdoneranno il tradimento. Ho capito che facevano il doppio gioco e la loro non era una guerra di giustizia, per la giustizia. E loro non vogliono la pace né tra le tribù, né con l'occidente. A loro non interessa Allah, di cui si professano credenti, a loro non interessa il sangue. Il loro unico scopo è il denaro, tanto, immenso, che ricavano con il proliferare dei conflitti. E riforniscono padroni e ribelli, dalle piccole tribù, ai grandi Paesi, fino ad arrivare a vendere armi a quello che dichiarano essere il loro nemico. E la cosa triste, amico mio, è che il nemico sa. Sa e tace perché i signori della guerra non hanno che un dio solo"

(Keihra Palevi-Oltre)