ABBIAMO AUTORI SELF VALIDISSIMI CHE SCRIVONO STORIE NUOVE SENZA USO DI COPIA-INCOLLA O FRULLATORE. SONO I CREATIVI. QUELLI CHE SCRIVONO SENZA MASSACRARE L'ITALIANO.SONO QUELLI CHE CONTANO SULLE LORO FORZE. E DOPO, SOLO DOPO VIENE IL RESTO, IN MODO SPONTANEO. SONO QUELLI NON-RUFFIANI.
IO SONO RIMASTA STREGATA DA QUESTA TRILOGIA ME LA SONO GUSTATA E ALLORA SAI CHE C'E'? LA CONSIGLIO CON CONVINZIONE
ANCHE SE VENIAMO DA MONDI OPPOSTI
ANCHE SE NON SIAMO AMIKE A TUTTI I COSTI
PERCHE' C'E' DAVVERO BISOGNO DI TIRAR SU QUESTA POVERA NARRATIVA SELF INTASATA DA INCAPACI
800 PAGINE DIABOLICAMENTE INTRIGANTI
UFFAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
NON STO URLANDO, TRATTASI DI PICCI' VETUSTO.
VI LANCIO UN MESSAGGIO.NON SO SE L'ORARIO E' GIUSTO, AD OGNI MODO PARIGI VAL BENE UNA MESSA. (NON SO COSA C'ENTRA...)
PASSO E CHIUDO.
FREE
BASTA COSI'
VI LANCIO UN MESSAGGIO.NON SO SE L'ORARIO E' GIUSTO, AD OGNI MODO PARIGI VAL BENE UNA MESSA. (NON SO COSA C'ENTRA...)
BASTA COSI'
SCOPRIRE LE CARTE BARANDO UN PO'
Richiudo la porta alle mie spalle e cerco di passare il tempo col cuore
che, mio malgrado, galoppa nell'attesa poiché non so proprio cosa aspettarmi.
Nel frattempo, tento di capire cosa vogliano rappresentare quei quadri alle
pareti. Da vicino vedo solo chiazze di colore buttate a caso, ma scopro che
allontanandomi, si delineano paesaggi, alberi, case. Quindi è tutta questione
di prospettiva, che geniacci! Mi avvicino e mi allontano, mi allontano e mi
avvicino. Finché non sento nell'aria quella nota di Creed.
Spero sia lui a rompere il silenzio, mi chiedo di che umore sia. Non mi
era mai successo di preoccuparmi degli stati d'animo di un uomo.
"Sono detti Macchiaioli e l'effetto che stai sperimentando è proprio
quello che volevano ottenere. A Fiesole c'è una mostra, se vuoi ti ci porto."
"Vedremo. Dove devo sedermi?"
Questa stanza non ha nulla di quella specie d'ufficio che mi aspettavo,
tutta nei colori pastello, le poltroncine con l'intelaiatura in legno e un
soffice sedile anche, se in questo momento, nessun sedile è abbastanza comodo
per me. I documenti o le carte devono essere celati alla vista, rinchiusi in
quei mobiletti ad angolo e quel tavolinetto con appoggiato un portatile, deve
far le veci di scrivania, come in biblioteca.
"Non è un interrogatorio, né un esame, Nike, potresti sederti
qui", e fa cenno alle sue ginocchia, ora che si è accomodato, anzi
sprofondato in una delle poltroncine.
"No grazie Lukas, penso che tu mi debba finalmente svelare un po'
dei tuoi segreti, sai quelli di cui mi dicevi non-ora, a-suo-tempo, eccetera,
eccetera."
Corruga la fronte, serio.
"Ovviamente intendo la tua ostilità verso la Martini, il mio prossimo
futuro lavorativo, non intendevo i tuoi affari personali né lavorativi né
altro."
Mi pare di esser stata abbastanza distaccata. Solo-sesso, solo-sesso,
solo-sesso, vuole lui ed io mi son ripromessa per-una-sola-volta,
per-una-sola-volta, per-una-sola-volta.
Soddisfatta della mia performance, mi lascio cadere a peso morto sulla
mia poltroncina personale e vedo le stelle. Sotto sto andando a fuoco e non per
il desiderio.
"Stai bene?", mi interroga vedendo la mia espressione.
"Certo, volevo solo puntualizzare."
"Puntualizza più tardi. Stai bene? Te lo ripeto."
Dio, è così imbarazzante e non sono un'attrice consumata, non riesco a
tener la parte.
"Brucio", mi esce una vocina flebile flebile.
"Addirittura! Che ti ho fatto?", gli occhi scintillano
maliziosi.
Sono in trappola, ma mi riprendo presto per rispondergli a tono.
"Non fare quell'aria da gattone soddisfatto. Qualunque cosa sia
l'abbiamo fatto insieme, quindi non darti tante arie. È che io, insomma, non
sono come te. Era da tempo che non lo facevo e per giunta, per ore. Così mi fa
un po' male. Contento?"
"No, mi spiace moltissimo", mi prende in braccio e mi appoggia
con delicatezza sul tavolino-scrivania.
"Apri le gambe." Obbedisco. Mi sfila gli slip, s'inginocchia ed
esamina le mie parti intime.
"Queste ispezioni andrebbero fatte ad occhi chiusi", borbotta.
"Ma non vedresti niente", gli ribatto alzando la testa per
guardarlo. Mamma mia! Con la camicia bianca sbottonata, quel ciuffo umido che
gli cade sulla fronte è una vista celestiale.
"Appunto", replica tra i denti, mentre con dita delicate tasta
il mio dolore. "Sei un po' arrossata, è comprensibile. Stai ferma per
favore e metti le gambe sulle mie spalle". Chiudo gli occhi ed eseguo, di
donne ne ha avute tante, possiede tante cliniche, quindi qualcosa ne saprà...
(AH, AH INGENUA LEI)
ESTRATTO DI CREDICI-DUOLOGIA CREED
E ti vengo a cercare
Non sono
sconvolta, sono semplicemente arrabbiata, me l’aveva promesso, non sotto questo
tetto, non in questo momento. Ė umiliante, irrispettoso, è da maschio
incontinente. No, un attimo, gli incontinenti sono quelli che si fanno pipì
addosso. Ė proprio come tutti gli altri maschi, incapace di tenersi l’uccello
in gabbia. Non è che sono gelosa, nooo, io non sarei neanche all’altezza della
sua Lea, volevo dire alla sua bassezza, visto che era inginocchiata. Lui aveva
un tono di voce, pareva glielo stesse mordendo, pensavo che l’estasi maschile
fosse tutta un grugnire e una sequela di “dai
piccola, così, sì “ e magari qualche parolina spinta. Ho attraversato la
biblioteca, testa alta, petto in fuori e quella frase ironica di scusa, sono
stata mitica. Peccato che, invece di sentirmi orgogliosa, avverta un vuoto, una
delusione, una fitta allo stomaco. Al diavolo i commiati di fine serata, son
volata su per la scala che porta in camera mia.
Ci sono
quasi, ma vado a sbattere contro un torace sodo, maschile. Due braccia mi
avvolgono e una bocca blocca il mio urlo spontaneo. Mi schiodo dalla piovra con
rara abilità.
"Non
avevo altro modo per fermarti."
Non è il suo
tocco, non è il suo profumo, non è la sua voce. La luce sulle scale si accende,
mentre a me parte automatico uno schiaffo che va a imprimersi sul bel volto di
Eman.
"Che ti
salta in mente?"
"Ti
credevo sconvolta."
"Perchè
dovrei?", faccio la finta ingenua.
Mi sento
prendere per le spalle in modo possessivo mentre alle mie narici giunge quella
nota di Creed.
"Puoi
andare Eman, la tua camera è quella sull'angolo, buonanotte!" La sua
esortazione è un ordine da non contraddire.
Mi prende per
un braccio, quasi mi trascina dalla parte opposta di dove vorrei andare e mi
ritrovo nella sua ampia matrimoniale. Non posso neppure protestare per via
dell'amico di famiglia, ma appena chiude la porta, mi butto vestita sul letto
king size, anche le scarpe tengo in segno di ribellione. Il broncio mi viene
spontaneo mentre ignoro intenzionalmente Lukas e dalla pochette tiro fuori il
mio cell vetusto. Ora chiamo Serena, è tanto che non la sento. So che posso
farlo perché lei è sempre disponibile anche in tarda notte. Svariate volte una
voce cordiale sentenzia "numero inesistente". Allora faccio il numero
di Milly e la stessa voce, penso faccia gli straordinari, mi consiglia di
lasciare un messaggio in segreteria. Fortuna che vegliavano su di me. Con la
coda dell'occhio vedo il mio uomo, in senso poliziesco, che va su e giù per la
stanza. Il silenzio si protrae, non possiamo andar avanti all'infinito. Alzo
gli occhi e i nostri sguardi si scontrano come a prepararsi per un duello
all'ultimo sangue.
"Per
caso è tua abitudine baciare gli sconosciuti?", mi aggredisce.
Lui che fa il
predicozzo a me, lui che poco tempo prima si faceva fare un servizietto dalla
sua bellona contro ogni promessa, lui che mi ha baciato già due volte e non è
che siamo vecchi amici di baldorie.
Vado
all'offensiva, meglio di tante recriminazioni.
"Non era
uno sconosciuto, ci ho pure ballato!”
Mi fulmina
con quello sguardo che mette davvero in soggezione. Per tutta risposta gli
ribatto: “Non era mia abitudine, ma sai, dopo che l’hai fatto tu ci ho preso
gusto e ho scoperto che pure tirar schiaffi mi eccita."
Tace, non può
smentirmi.
"Senti,
devi star attenta ad Eman", mi mette in guardia. Quei due devono proprio
amarsi, poco prima l'altro mi ha fatto intendere lo stesso e ora realizzo con
chiarezza che l’invito di Eman ad uscirmene sola in giardino era proprio perché
potessi assistere a quel porno casereccio tra il mio finto-fidanzato e la sua
amante di ghiaccio.
"Posso
tenerlo come riserva quando questa commedia sarà finita? Mi sembrerà strano
trovarmi single di colpo", scherzo e questa volta sono davvero divertita da
questa sua sparata, pensando a ciò a cui ho assistito poco fa.
Mi lancia
un'occhiataccia. "Libera di fare ciò che vuoi, dopo."
"Quindi
ho la tua benedizione, ma dubito sia valida data da uno spergiuro!",
eccomi, sono partita e quando accade non mi fermo più. Retromarcia è una parola
che non esiste nel mio vocabolario. Lui finalmente si ferma, mette le mani
giunte sulle labbra, è il suo modo di riflettere, ormai lo conosco, poi d'un
tratto sbotta: " Star qui mi rende nervoso, ho bisogno di una sigaretta.
Ti va di venir giù in piscina con me?"
"Ma sono
quasi le tre!"
"Ormai
sono andati via tutti. Hai sonno?"
"Ce
l'avevo, ma si vede che ho perso il giro."
Lo prende
come un sì e mi appoggia la sua giacca sulle spalle, poi mi trascina nuovamente
nella penombra, ci ha preso giusto, ma mi tiene per mano e attraverso una
porticina al pian terreno, mi conduce alla piscina-monumento, agguanta un paio
di asciugamani e ci accomodiamo. A guardare il cielo. Carro maggiore, carro
minore, Cassiopea, per carità magnifico spettacolo, ma non sono dell’umore. Trattengo
le mie domande, faccio una gran fatica, ma ho deciso di rimanere fedele alla
mia strategia, se non lo facessi il mio cuore ne uscirebbe a pezzi. Lo so, lo
avverto nel profondo, come avverto la sua presenza accanto, come mi sto facendo
violenza per non rannicchiarmi su quel suo corpo magnifico e cercare nuovamente
quelle labbra. E cancellare tutto il resto.
e
La Pista
Parcheggio la moto in sosta vietata, non è un comportamento civico
corretto, mi beccherò una multa salatissima, ma solo così posso raggiungere il
posto convenuto senza essere tanto notato. Giusto per precauzione. Entro nella
trattoria puntualissimo, palesando la mia presenza con un sonoro buon pomeriggio rivolto ai gestori. La
signora Fosca mi viene incontro con aria da cospiratrice. Andiamo bene. Mi
chiede notizie della contessa e poi mi comunica, abbassando la voce, che la mi’ ganza l’è al tavolino che guarda la
piazza. Non mi perdo in tante spiegazioni, ma la mia ragazza è alla tenuta
che sta tramando qualcosa contro di me, inconsapevolmente. Lei è fatta così,
forse perché non sa che il mio cuore le appartiene, ormai. Quanto aspetto a
dirglielo? Maledetta diffidenza, maledetta paura di lasciarsi andare, maledetto
rifiuto di aprire le porte all’Amore. Maledetta incapacità di credere che sia
davvero successo tutto in un modo così inaspettato. Tutto troppo bello per
essere vero, non ci sono abituato.
Mi affaccio dall’ingresso principale e vengo assalito da un vortice. La
ragazza è piccolina, ha i capelli raccolti in una lunga coda e mi sta
abbracciando con trasporto, prendendomi le braccia se le porta ai fianchi
invitandomi a fare altrettanto mentre, in punta di piedi mi soffia in un
orecchio. “Noi siamo amanti, hai capito?” È pazza. “Io sono Dania, noi siamo
amanti, mister Keeney, mi abbracciami!” Ricordo la sua mail e il suo italiano,
ricordo che la prudenza non è mai troppa e, rassegnato, ricambio. Mi conduce a un
tavolino. Ci sediamo e lei mi guarda con grandi occhi scuri. “Non si sa mai,
magari ci stanno osservando.” Un’altra paranoica. Mentre inizia a raccontare,
capisco quanto mi sia sbagliato.
“Quando l’amico di Selma, mia madre, mi ha spiegato cosa cercava, mi è
venuto in mente il caso di una nostra compatriota sparsa in Italia. I nostri
Servizi hanno dovuto far tutto sotto il banco senza autorizzazione del governo
italiano, ma hanno lavorato bene. Hanno incrociato un po’ di date e si sono scontrati
nelle attività di questa Martini. Lei non c’entrava nulla, in quel caso, poi ti
spiego. Alla fine salta fuori che quella stupida era caduta in amore con un
cristiano e non aveva il coraggio di dirlo ai suoi, una famiglia
ebreo-ortodossa un po’ fanatica. Si era nasconduta col suo amore in una vecchia
casa sulle vostre Dolomiti. Il caso è stato sciolto, l’hanno riportata in
Patria, ha riabbracciato i suoi, hanno fatto pace e poi è ripartita col suo
bell’italiano. Che deficiente!”
“Perché deficiente?”
“Un minimo di buon senso, no? Chiama i tuoi, falli sapere, stanno fuori
di capo per la paura, pensano a terroristi, mentre tu scopi allegramente in una
casetta legnosa uno che dopo un anno l’ha mollata senza spiegare. Mai fidarsi
dei maschi!”
Ammetto che mi sento un po’ chiamato in causa, per le mie bugie, le mie
omissioni verso Nicole. Dannazione, il pensiero vola sempre lì.
Dania si ferma e mi guarda. “Ritorni a terra? “
“Prosegui”, e penso che questa ragazzina è davvero in gamba, oltre che
una miniera d’informazioni, ha uno spirito di osservazione molto spiccato.
“Ho pensato che avevate in mano pochi elementi, ma qualcosa mi era
rimanuto in testa, un particolare che mi ha colto”, fatico ad interromperla, è
un torrente in piena, la prego di proseguire in inglese, sostenendo che il mio
italiano non è poi tanto buono.
“Ho capito, sai. Non mi arrabbio, sono così difficili certi verbi.” Sveglia
questa donnina coraggiosa. Mi prende le mani, avvicina il volto porgendomi la
bocca. Dopo un attimo di smarrimento, la bacio a stampo ricordandomi che
dobbiamo apparire una normale coppietta.
“Sono laureata in biogenetica e ho fatto delle ricerche durante i miei
studi, molte incentrate sull’Olocausto, troppo lungo da spiegare. Avrai sentito
parlare del famigerato dottor Morte.”
Rabbrividisco, chi non ha mai sentito parlare di Mengele e dei suoi
atroci esperimenti nei lager? Il sole picchia duro, nonostante il tendone, ma
il sangue mi si gela. Turisti chiassosi sono sdraiati nella Piazza, mi vien da
pensare che se fosse in corso il Palio, verrebbero tutti schiacciati dai
cavalli. Sangue ovunque. Un pensiero assurdo. Noto che la signora Fosca lascia
un segnaposto accanto al nostro tavolino, c’è scritto occupato.
“Vai avanti”, e intanto le carezzo distrattamente i capelli.
“Quel grande scienziato ha trasmesso la sua passione ai pronipoti,
ovviamente tutta gente ripulita, con una nuova verginità. In particolare tre
fratelli, uno medico, l’altro farmacista e il terzo ricercatore, sono
proprietari della Casa Farmaceutica R&F, quella che aveva subappaltato ai
brasiliani la fabbricazione di valvole cardiache difettose.“
“Ne so qualcosa”, le faccio vedere sul mio Ipad l’ingrandimento di quella valvola, dove ho ben evidenziato
il punto difettoso e il marchio. Ci sarebbe da parlare di questo, ma non
abbiamo molto tempo. La invito a proseguire, mentre le cingo le spalle esili e
mi vien da considerare che conclusioni trarrebbe Nicole da questo atteggiamento
apparentemente molto confidenziale. Ci starebbe male o le sarebbe indifferente,
in trepida attesa che il suo incarico abbia
termine? Come finirà questa storia?
Dania si lancia in un monologo di cui non capisco nulla, pare arrabbiata.
“Che hai detto?”
“Ho imprecato in arabo, tu non mi stai ascoltando!” Sarei curioso di
avere una traduzione, ma sorvolo.
“Scusa, davvero, scusami. Eravamo alle valvole, ma lo scandalo che ne è
seguito ha bloccato la produzione. L’azienda brasiliana è stata pesantemente
sanzionata. Quindi?”
“Quindi gl’ingegnosi fratellini della RottenFlower si sono buttati su
altre strade, accanto alla produzione normale di farmaci regolari, testati
secondo gli standard internazionali. Non lo fanno con cattiveria, la loro è
vera e propria dedizione, hanno ripreso in parte gli esperimenti del loro avo,
quegli esperimenti che han fatto fuori tutti i Rosenthal, tranne uno, bontà loro,
altrimenti non sarei mai nata.” Riesce ad essere ironica, ma lo sguardo è duro,
cattivo, determinato. Questa volta l’abbraccio un po’ più forte,
spontaneamente. Davanti alla follia umana non ci sono scuse, c’è solo il
silenzio e l’impegno di ognuno perché non accadano più simili orrori. Se tutti
lo capissero, non ci sarebbe bisogno di eroi solitari e scalcinati.
(estratto)
Serie: autospam
Il Gioco di Marat ( parte seconda)
ATTENZIONE LEGGERE ATTENTAMENTE LE AVVERTENZE PUBBLICATE IN PRIMA PARTE PRIMA DI PROSEGUIRE LA LETTURA.
Nonostante avesse superato i settanta
la gigantesca cubana cantava con una voce sottile e potente come quella di una
fanciulla. Il percussionista non era più giovane di lei ma sfiorava il tamburo
batà con divina scioltezza facendola sembrare la cosa più facile al mondo. Il bar
dell’Hotel Nacional de Cuba era gremito di turisti estasiati che vibravano al
ritmo della musica. Il reverendo Jones, l’unico immobile come un blocco di
granito, aveva occhi e orecchie solo per il suo telefono cellulare e imprecava di
continuo silenziosamente. Non riusciva a spiegarsi perché sua moglie non
rispondesse, guardava in continuazione il grande orologio color oro collocato
nella hall dell'albergo e mentalmente teneva il conto del fuso orario. Non era
possibile che Sarah non fosse in casa a quell'ora! Cosa poteva essere accaduto
di così straordinario o grave?
Un brivido lo attraversò lungo tutto
il corpo, un sudore freddo gli bagnò la fronte quando, guardando ancora
l'orologio, si accorse che era il 13 del mese. Non voleva nemmeno lontanamente
pensare che ci fosse un nesso fra l'assenza della moglie e quello che accadeva
in quell'enorme casa di campagna, ma ormai il tarlo si era insediato nella sua
mente.
Immobili nel più completo silenzio,
le tre donne sedevano sul grande tappeto Kirman dalle insolite tonalità
cobalto. Parevano delle statue. Non si mossero neppure quando dalla porta
fecero il loro ingresso tre figure incappucciate. La prima portava un grosso
candelabro a tre bracci che sistemò al centro della stanza per poi avvicinarsi
alle finestre facendone scorrere completamente il tendaggio. Al chiarore
sinistro delle candele, Topazia si concentrò sulle altre due figure che, nel
frattempo, deposero un pesante fardello informe sulla sedia pochi metri davanti
a lei. Poi i tre se andarono da dove erano venuti. Di nuovo il silenzio. A un
certo punto da sotto il fardello parve muoversi qualcosa... Come richiamata da
un segnale, la donna sconosciuta che aveva preso il posto di Ayasha, si
avvicinò e sollevo di scatto l'involucro. Nessuna di esse fece trapelare il suo
stupore quando ai loro occhi apparve un enorme oggetto, sembrava di plastica o
comunque di un materiale simile, nero, aveva la forma di un quarto di luna,
l'estremità in alto era ben arrotondata e quella inferiore poggiava su due
piedini rotondi, due ventose in realtà. L'oggetto vibrava ora in maniera
frenetica, ora lentamente, come comandato a distanza da una mano occulta. Fu
allora che Topazia, Persia e la sostituta di Ayasha si resero conto che avevano
davanti a loro un enorme dildo che, animato da una forza misteriosa, sembrava
vivo e svettava orgoglioso davanti alle tre donne. Topazia e Persia non parvero
sconvolte più di tanto. Quella che ebbe un fremito fu la
"sconosciuta". Non si capiva bene se il suo tremore fosse dovuto a
paura davanti ad un oggetto (forse) sconosciuto o folle desiderio alimentato da
tre mesi di astinenza .Lo si sarebbe scoperto di lì a poco, anche se ancora non
era ben chiaro il motivo di quella presenza così ingombrante sebbene non tanto
insolita alle riunioni particolari delle Tre Lune. Piuttosto il pensiero di
Topazia verteva su altro.."dov'era finita Ayasha? "
La risposta non tardò ad arrivare. Fu
per lei facile riconoscere la sua voce provenire dall'altra stanza. Non
riusciva a distinguere le parole, ma erano le locuzioni secche e incalzanti che
Ayasha utilizzava, quando un uomo la afferrava per i fianchi e, senza
interruzioni, la portava a un climax di piacere. Inoltre, lei era sempre stata
quella che per sua stessa ammissione odiava i preliminari. Le piacevano
immensamente quei rapporti duri, senza coinvolgimenti, con uomini senza volto e
senza identità. Solo Ayasha era in grado di identificare ogni uomo da cui si
era fatta possedere non dalla voce o dagli occhi o dal profumo, ma dai muscoli
che ora la avvolgevano e ora la esploravano. Topazia aveva sempre pensato che
quella di Ayasha fosse l'essenza stessa della fisiognomica.
Un poco la invidiava, non solo per quella sua innata carnalità espressa senza mezze misure, no c'era dell'altro serbato ben vivo nella memoria. Fra le tre amiche, lei era stata l'unica ad avere avuto un incontro col divino Marat. E forse per questo Ayasha era stata dispensata dal prendere parte alla cerimonia iniziatica in onore della nuova adepta. Chissà poi se l'ultima arrivata sarebbe stata una degna compagna. Topazia ne dubitava fortemente. Cazzo, la moglie del reverendo!
Un poco la invidiava, non solo per quella sua innata carnalità espressa senza mezze misure, no c'era dell'altro serbato ben vivo nella memoria. Fra le tre amiche, lei era stata l'unica ad avere avuto un incontro col divino Marat. E forse per questo Ayasha era stata dispensata dal prendere parte alla cerimonia iniziatica in onore della nuova adepta. Chissà poi se l'ultima arrivata sarebbe stata una degna compagna. Topazia ne dubitava fortemente. Cazzo, la moglie del reverendo!
Il reverendo Jones era un bell'uomo sui
cinquanta possedeva un suo carisma e aveva conosciuto Sarah durante un viaggio
a Dublino, Sarah era molto più giovane di lui, trent’anni li separavano,
nonostante questo erano sempre apparsi come una coppia discreta e serena. Forse
la differenza di età, forse le mancate esperienze di Sarah o forse una voglia
di cambiamento, avevano portato la giovane donna a decidere di accettare
l'invito, più volte da lei negato, che sempre più insistentemente le aveva
fatto lord Mills, il tenutario dell'enorme casa, non si era mai saputo chi
fosse il proprietario, nessuno lo conosceva. Era lord Mills che gestiva tutto...
(continua. Forse...)
INTANTO BECCATEVI QUESTO FINCHE' DURA
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