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Il Gioco di Marat (sexual triller)

ATTENZIONE : IL RACCONTO IN OGGETTO CONTIENE MATERIALE ADATTO A UN PUBBLICO MATURO E CONSAPEVOLE FINO IN FONDO: SE NE SCONSIGLIA LA LETTURA A BIGOTTI BENPENSANTI VERGINI E ANALFABETIZZATI. SI AVVISA CHE POSSONO AVERSI EFFETTI COLLATERALI DA CUI L'AUTRICE SI DISSOCIA.

IL GIOCO DI MARAT



"Clak!" lo scatto secco della valigia risuonò nella stanza vuota.
Topazia la aprì e lentamente ne estrasse il contenuto. Chiunque si sarebbe stupito. Lei no. Lei era pronta: l'avevano già istruita.
Non era facile, non era mai stato facile. Da una parte, il pensiero correva a quella sensazione che le parole non avevano mai saputo descrivere; dall'altra, sebbene fosse ormai abituata a quello che era diventato un loro gioco condiviso come un segreto, la tensione era ancora molto alta.
Già, perché quel gioco oltre ad essere qualcosa di fisico, penetrava davvero nell'anima. Aveva sempre il potere di sconvolgerla, aldilà della sua ostentata indifferenza. Questa volta, le fece un effetto ancora più strano e subdolo, forse perché temeva che questa volta qualcosa andasse storto. Fu allora che realizzò mentre rivoli di sudore freddo presero a correrle sulla schiena e a insinuarsi tra le natiche sode: ormai non poteva più tornare indietro.
Sentì nel cortile sbattere le portiere dell'auto, il cigolio del portone d'ingresso che veniva aperto... non c'era tempo da perdere. Repentinamente indossò la tonaca e il cappuccio che aveva estratto dalla valigia. E al collo mise il medaglione maledetto con l'effigie delle tre lune.
Cobham era un piccolo paese a mezz'ora d'auto da Londra, la gente del posto era molto discreta, unico svago, una pinta di Real Ale la sera, nell'unico pub del paese eppure nessuno si azzardava ad accennare qualcosa mai su quel via vai di auto ogni 13 del mese in quella grande casa al confine del paese. Sebbene qualcuno sospettava si trattasse di una setta il loro unico pensiero era farsi i fatti propri, anche se non immaginava che, da li a poco, una serie di eventi avrebbero minato la loro naturale discrezione e la loro tranquillità. Neppure lontanamente avrebbero supposto che stavano ospitando la "Setta Delle Tre Lune Calanti".

In realtà Jack O'Connor, trasferitosi da un paio di mesi in quel luogo, qualche domanda se l'era fatta. Agli interrogativi fatti ad altri però, non aveva ricevuto risposta. Gli era sorto pure il dubbio che tra i frequentatori di quella casa, vi fosse anche qualche insospettabile donna del paese. La barista del pub, ad esempio, o la moglie del reverendo Jones…

Nel frattempo Topazia, ormai pronta, udì l'abituale dischiudersi discreto delle porte seminascoste nella parete damascata. Erano le sue due compagne Persia e Ayasha. Non le aveva mai viste in volto, erano vestite sempre esattamente come lei. Una si pose alla sua destra, l'altra a sinistra. Pur non avendo mai scambiato una parola con loro, ormai le riconosceva bene. Dal passo, dal modo di muoversi, dal respiro.
Di colpo sentì il cuore che perdeva un battito: era sicura che la ragazza alla sua destra fosse un'estranea. Topazia cercò in tutti i modi di capire chi fosse quella donna e, quando riuscì a intravederne per un istante gli occhi, rimase stupefatta. Era Sarah Jones, la moglie del reverendo. Le sembrava impossibile, quella donna, nella sua posizione, la moglie di Howard Jones, no, non poteva essere vero, eppure era li, accanto a lei, pronta a far parte di quel gioco, "il gioco di Marat".
(continua)
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Leggere passioni: Leggere gratuitamente divertendosi un po'.

Leggere passioni: Leggere gratuitamente divertendosi un po'.: Ho deciso d'inaugurare una rubrica tutta mia-mia. Dapprima avevo pensato di iniziare anch'io a fare recensioni perchè sapete vero ch...

Adoro gli Uomini



Eh si! Gli uomini vanno dritti al sodo e se capiscono che non ci stai due sono le alternative: o si defilano o restano buoni amici. Loro ci provano per via di Madre Natura: che figura ci farebbero altrimenti? Che ne sanno in fondo? Se non ci provano magari noi donne ci offendiamo e ci mettiamo in testa strane idee… Bene, superato questo passaggio quasi obbligato, quelli che ti restano amici sono veri amici, niente pettegolezzi né pugnalate alle spalle. Se stai male vestita con quell’abito ti diranno brutalmente la verità, se stai sostenendo una tua opinione ne discuteranno animatamente con te e ti faranno vedere la cosa da un altro punto di vista. Avverrà che si crea un clima asessuato di menti e solo menti a confronto. Ed è così che, in certe serate tirate fino all’alba, ho scoperto molto del mondo maschile, spaziando in vari settori, anche quello lì.

Come lettori gli uomini di media cultura, hanno un pregiudizio sul romance. Meglio, dico io, così non sapranno mai che le donne amano essere brutalizzate, fottute senza pietà, tenute su spine o chiodi, qualche volta picchiate e, perché no?, semi-struprate. Chi lo racconta in modo “magistrale” sono per lo più donne perché ci sono altre donne che adorano leggerlo. Il mercato femminile brama queste letture e gli affari sono affari, cari miei! I miei complimenti a chi cavalca l’onda, io non ne sono capace pur essendo una donna abbastanza matura e con un’ottima esperienza in quel campo. Ripeto: esperienza sul campo, non  fantasie mutuate su altre fantasie mutuate su altre fantasie… ad libitum.

Quando leggo delle recensioni maschili ai miei modesti lavori, ho un orgasmo multiplo con triplo salto mortale e, nel mio piccolo, vado fiera di quelle recensioni. Noto che bypassano la storia d’amore e colgono altro e mi piace. Mi piace esser letta da uomini intelligenti, intendo in grado di intelligere ovvero capire. Capire che sotto alla trama c’è una trama e poi che non c’è da spaventarsi se non è servito tutto subito liscio col ghiaccio. È bello far entrare il lettore in una storia tua, mettergli dei dubbi, farsi delle domande. È bello trasportare il lettore in una vicenda insolita che si presenta in un modo e poi evolve in un altro. È bello considerare chi legge un alfabetizzato per cui ti puoi permettere di usare vocaboli un po’ più difficili, pochino pochino. O costruzioni sintattiche inusuali. È bello conoscere le regole e infrangerle, perché, per esempio, non sta scritto da nessuna parte che il POV debba essere alternato o s’incentri su un unico episodio visto da lei e poi visto da lui. Non sta scritto da nessuna parte che io debba mettere il nome di chi vive quello stralcio di storia prima, deve capirlo chi legge, devo farglielo capire io senza servirgli la pappa pronta.

Ma torniamo ai lettori signori uomini.
Piccola digressione: non credo a chi dice che non guarda le recensioni dei propri lavori, non ci credo. Anche perché quelle belle le vedo spiattellate (una scelta non mia, non una critica), e quelle negative le vedo contestate con veemenza addirittura negli store, se non sui social dove chi non si adegua viene bollato con epiteti poco carini (una critica per la mancanza di bon ton e un invito ad abbassare la cresta).

E qui veniamo al mio uomo. Lui si chiama Mauro. Mauro mi mette la monostellina e definisce il mio romanzo come il più sconclusionato del secolo. Cioè s-conclusionato, cioè senza conclusione. Io Mauro ti ringrazio perché mi hai fatto ridere di pancia, quelle risate spontanee, non quelle sprezzanti da ragazzine wannabe. Di cinquecento pagine sudatissime e praticamente regalate, solo questo hai scritto, non una parola nel merito. Ma qualcosa ti ha tradito: ti sei degnato di fare una sola recensione ed è per me. Ti è sfuggito un “spero”, quasi frutto di frustrazione per il colpo di scena finale. Fatti vivo, puoi usare il form qui a lato. Lo hanno fatto altri lettori per chiedermi la data d’uscita dell’ultimo volume di questa DUOLOGIA. Lo hanno fatto per farmi notare alcuni refusi. Lo hanno fatto per comunicarmi le loro emozioni e per incoraggiarmi.
Se sei reale, se esisti, se davvero quelle due righe le hai scritte solo per me dedicandomi la tua unica recensione, io Mauro ti sposo.
No, accidenti non posso. La bigamia in Italia è reato.

Il sesso che mi piace....

Ah no! No no no. Non cederò alla tentazione di sbattere lì il piatto forte, questo è un  piccolo estratto.

In pratica un post post.



Per Giove Pluvio, sono le quattro del pomeriggio! Mi alzo di scatto e mi affaccio alla finestra, sento dei colpi secchi. Proprio nel prato davanti alla mia finestra vedo Lukas che, a torso nudo e jeans stracciati, sta tagliando la legna con una grossa scure. I muscoli guizzano, spalle, schiena sono lucidi di sudore, ci mette una foga come se quei pezzi di legno fossero colpevoli di qualcosa. Indubbiamente è un belvedere e mentre lo ammiro avverto anche un ricordo liquido di lui che mi scende tra le cosce. La sensazione mi piace, mi dà l'impressione di appartenergli. Si gira come lo avessi chiamato e guarda in su, gli faccio ciao-ciao con la manina, mentre vorrei tanto soffiargli un bacio dal palmo della mano. Lui si scherma gli occhi e mi grida: "Butti giù la treccia?" Gli indico i miei capelli mossi e corti e gli replico: "Anche volessi, temo dovrai aspettare un paio d'anni!"

"Non sono un tipo tanto paziente."

"Davvero? Avrei detto il contrario", civetto sporgendomi, e mi accorgo della gaffe, rientro precipitosamente, vado in camera mia dove, con gran dispiacere, mi lavo via dal corpo oltre al mio sudore anche il suo e tutto il resto, poi indosso un vestitino a fiori che fa tanto campagnola e un paio di sandaletti bassi. Sulle scale trattengo a malapena la mia fretta. Anche perché se accelero sotto mi sento come pesta, per forza! Mi vengono in mente certe vignette umoristiche e allora inizio a ridere, realizzando che sì, è vero, tanto normale non sono.
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Perversa passione.



Allora lui la avvolse in una stretta e la baciò profondamente. Non posso più aspettare, le disse, e iniziò a spogliarla. Ora i due erano avvinghiati in un bollente abbraccio. Le lingue intrecciate, i corpi che odoravano di sudore, di sesso speziato. Lukas con urgenza le sganciò il reggiseno, mugolando di piacere mentre s'impadroniva dei suoi seni prima con le mani e poi con la bocca. Liara gemeva. Il mondo era lontano. C'erano solo loro due, tremanti per l'eccitazione, per l'attesa del momento dell'unione carnale.

Forse quel "mugolare" fa sembrare lui un animale, ma davvero non sapevo che metterci: ansimare? Mica era un centometrista. Forse grugnire? A me faceva venire in mente un maiale. Digrignare i denti? Fa troppo licantropo, non scrivo fantasy, sono già abbastanza creatura dei boschi io, meglio non accentuare questo aspetto.
Abbraccio bollente? Sì, perché no? L'ho letto tante volte, mica può essere ghiacciato, a meno che non siano due morti viventi che, di nuovo, non è il mio genere.
Ma davvero le lingue s'intrecciano come delle corde? E perché per forza devono odorare di sudore e sesso, se hanno appena iniziato? Non è che poi puzzeranno di stalla?
Lukas ha un'urgenza… Non suona tanto bene. Ok, è pur sempre un'urgenza fisiologica. Liara geme, di dolore o di piacere? Forse lui la sta strapazzando troppo?
Chiaro che erano da soli, mica potevano farlo ai Grandi Magazzini,
E poi: aspettavano il gong per porre fine al tremore dell'eccitazione, dell'attesa dell'unione… Aspetta cosa ho scritto? Carnale? Non è che forse è un termine un po' demodé?
Oh, al diavolo! Ogni sera rileggo pezzi della mia nuova creatura, e ci trovo difetti. Meglio farsi una doccetta, lavarsi i denti e andare a nanna, come le brave ragazze.

*******

Le note allegre degli Eagles mi svegliano. Ho impostato la suoneria su Take it easy per i numeri sconosciuti, giusto perché mi tranquillizza e mi predispone verso squilli portatori di cattive notizie. Anche se mi chiedo cos’altro ha in serbo per me chi ha tessuto la mia vita. Finora non ci è andato giù molto leggero. Per i (pochi) amici invece funziona con You’ve got a friend, versione Ofra Haza. Anche in fatto di musica sono diversa dai miei coetanei.
Le nove. Ho dormito come una principessa, senza pisello. Se ci fosse stato, giuro che me ne sarei accorta.

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Il gusto sta nel ripieno

Innanzitutto mi scuso se in questo periodo sarò assillante, posso contare (quasi) solo su me stessa per motivi che non vado a rivangare. Vorrei che mi assaggiaste, cogliendo la promozione mensile Amazon al minimo (sempre a 0 per chi ha l'abbonamento).
Vado in controtendenza, non proporrò estratti stuzziacanti o scene erotiche, quelle le potrete leggere e gustarvele, se decidete di darmi fiducia.Gli estratti vi daranno solo un'idea di come scrivo, non rientra nel mio stile promettere arrosto e poi offire fumo. So bene che in questo modo mi taglio una buona fetta di potenziali lettori, vorrà dire che mi accontenterò di quelli più intelligenti che amano la buona narrativa e apprezzano gli sforzi di chi non ha le spalle ben coperte.

Nota/consiglio per i self : lo sapevate che nel marketing estero consigliano di leggere anche i post sui social di chi butta fuori un libro? Dicono che da lì si capisce già molto.Ovviaimente si parla di chi scrive con serietà passione e sacrificio.
Io sono d'accordo e voi? Fate un esperimento, ho notato che gli scrittori veri, quelli che stimo, scrivono dieci righe intelligenti e corrette, esprimono pareri, hanno proprietà di linguaggio. E fanno ottimi libri.

Estratto.

In viaggio




Ci manca poco che mi metta a piangere perché lo penso davvero, perché in qualche modo l'ho provato sulla mia pelle e perché mi ero messa in testa che Lukas fosse speciale. Si scoprono tante cose da piccoli gesti. Restiamo in silenzio per un bel po'.
"È un problema ben più complesso, ma capisco che anche restare indifferenti non è giusto."
"Scusa per la scenata, ma davvero, io ci credo." Mi esce fuori una vocina flebile flebile.
Lui mi accarezza una guancia dolcemente: "Avevo afferrato. Sono un mostro insensibile, vero?" Chiaro che non lo è. Molti la pensano come lui, e magari è solo perché non ci hanno mai riflettuto.
"Hai buoni margini di miglioramento."
"Allora sono doppiamente fortunato: ho vicino una maestra fantastica!"
C'è uno strano imbarazzo ora, tra noi.
"Non esageriamo, ho anch'io i miei limiti mentali", eccome se li ho, ma li custodisco gelosamente, così aggiungo in tono leggero: "Chissà che carino che saresti a vender fiori ai semafori di Katmandù."
"Ci conosciamo da un giorno e già mi vuoi spedire in Nepal?", rido per il tono tragicomico con cui lo dice. Anche nei suoi occhi brilla ilarità che lascia subito il posto a un qualcosa d'indecifrabile. Accende lo stereo e nel frattempo mi chiede conferma: "Dicevi che hai familiarità con l'inglese, vero?"
Annuisco.
"Allora prendilo come un messaggio. Non saprei esprimermi meglio."
Break the night with colour.
"Break my night with your colour."
Lo pronuncia scandendo bene la frase.
Rompi la mia notte con i tuoi colori.
Si gira a guardarmi e nei suoi occhi mi pare di leggere una supplica. Mi ha spiazzato in un modo imprevisto, per un attimo mi ha regalato uno squarcio della sua fragilità. Torna a concentrarsi sulla strada che non è poi tanto trafficata, in questo tratto.
Non proferisco sillaba, ma il cuore ha fatto una capriola. Ci sto rimuginando da un po'. Che sia un messaggio in codice? Un grido d'aiuto? Adesso non esageriamo! Un uomo simile che chiede aiuto a me, una ragazzina, quasi. Un conto è fare un lavoro per lui, una specie di rappresentazione. Un altro è "rompere la sua notte dipingendola".
Non ho ancora ben compreso cosa intende, così ora ho anch'io il mio uomo splendido, ricco e col suo bravo lato oscuro. Manca solo che mi salti addosso, che grugnisca per via di un'eccitazione esageratamente notevole e infine mi strappi a morsi la biancheria intima. Sai appena ti ho vista... Io ho un’anima nera. Voglio la tua torcia. Voglio te. Ti ho atteso da una vita. Ora.Tu. Sei. Mia.
No.
Io. Sono. Scema.
In che razza di avventura mi sono imbarcata? Perché dovrei essere io a prender in mano i pennelli e dipingere la sua notte?
Ora ha ripreso a piovere, Ashkrof è passato ad altro e io non ho aperto bocca. Siamo nelle vicinanze di Firenze, chissà se entra in città o prosegue per l'autostrada.
Che io possa cadere fulminata se gli chiedo dove stiamo andando.

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