#martedi

Il dio della guerra.
Molto occupato in questi tempi.
Mai che sia precario

#Narrativacruda

Chi mi ha letto lo sa che amo mischiare alle mie storie argomenti attuali perchè sono convinta che ogni lettura debba lasciare un messaggio. Un messaggio può essere soft o heavy.
Chi mi legge sa anche che sono come le elefantesse, partorisco una volta all'anno. Questa volta la storia preme per uscire perchè tengo moltissimo all'argomento che tratterò e che mi sembra un po' lasciato da parte, ultimamente, eppure fa da sottofondo a molte tragedie.
Sarà una storia molto dura, difficile, un pugno nello stomaco perchè non potrò non usare termini e situazioni crude: appartengono alla realtà e non "renderebbero" se fossero addolcite. Piano piano l'intera trama ha preso corpo. Non so come verrà accolto perchè non vedo un target, a meno che non ci siano persone che abbiano voglia di entrare in certi mondi e conoscerne i meccanismi.
Ok, l'ho scritto perchè sono contenta di essermi schiarita le idee, mano a mano, aggiornerò, per quei pochi che sono così gentili da leggermi.

Intanto, in previsione dell'uscita in anglo-americano de "La rosa dei venti", oggi ve la beccate gratis.
Ricordo anche che Creed#1 è ancora in offerta a 0,99 e vi consiglio di acchiapparlo anche perchè il seguito (volume finale) è già on-line.
Mi piacerebbe che non li accantonaste, ma li leggeste subito.
Le giornate si stanno allungando e, se li leggete all'aperto, vi abbronzerete senza accorgervene...


FREE IN PROMO A 0,99 L'ultimo volume. Come tutti i miei deliri, sono anche in abbonamento. Bye bye

#Venezia#graziepoliziadistatoecarabinieri#sempreinguardia



Il piano B




Dopo un volo di sole quattro ore, eccomi di nuovo in Italia, a Milano.
Entro al Gallo d’oro, un alberghetto di poche pretese in mezzo alla Brianza. Il portiere alza la testa, un cenno di saluto e un numero “28”. Neanche mi chiede i documenti.
La camera con mobilia spaiata ha il pregio di essere molto ampia. Giorgio mi apre prima che bussi. Butto là un buongiorno e mi siedo di peso al tavolo rotondo dove un mazzo di fiori di plastica mi dà un malinconico benvenuto. Suppongo che avrà visto chissà quanti spuntini di coppie clandestine. Lo sposto con un moto di fastidio. Il ripiano è sommerso da planimetrie, cd, blocchi di appunti. Giorgio si accomoda e riprende un lavoro interrotto. Sta esaminando il contenuto di alcuni dischetti.
“Quindi?”
“Quindi, cosa?”, chiede Dania comodamente allungata sul matrimoniale, scarpe comprese.
“Mi pare chiaro che voi due abbiate già discusso della questione prima del mio arrivo in questa specie di bordello casalingo.”
“È un albergo a ore e ti assicuro che sono molto discreti”, interviene Giorgio. Non ne dubito, lui è un esperto di certi ambientini che gli permettono di cornificare sua moglie. Da quel punto di vista mi ha fatto sempre una grande rabbia ma, visto che non è il mio uomo, mi astengo da ogni commento.
“Che roba, ragazzi! Loro hanno pensato che noi facciamo a trois”
Anche Dania ci mette del suo.
“Allora?”, li incalzo.
“Niente, l’ho riconosciuta subito”, mi risponde lui con aria sorniona, “ha lo stesso sguardo di Selma.”
Questi due mi stanno prendendo in giro.
“Ma che cazzo state blaterando, ho preso un volo, non ho mangiato né dormito da due giorni tra una cosa e l’altra! Si può sapere che vi prende?”
“Ti ho fatto portare cose da mangiare”, mi fa notare Dania.
Solo ora vedo una sorta di cestino alla Biancaneve-che-va-dalla-nonna.
“Non ho fame. Voi due mi sembrate fuori di testa!”
Sono irritabile e irritato.
Molto.
“Tranquillo Keeney, quello un po’ suscettibile sembri tu. Noi siamo sull’euforico, l’operazione è fattibile anche se presenta delle incognite”, m’informa Giorgio.
“Sto aspettando di essere messo al corrente”, ribatto sempre più contrariato.
“Facciamo così, tu fai la relazione e io e Dania ti interrompiamo sui punti critici e su quelli oscuri, così abbiamo nello stesso tempo un quadro sintetico e uno più dettagliato”, propone e finalmente entra nei panni del detective professionista e abile.
“Bene, ma niente spiritosaggini, non sono dell’umore”, uso quel tono di comando da sala e ottengo l’effetto voluto. Mi accingo a fare la mia esposizione come scrivessi un atto operatorio, quello lo so fare bene.
“Alla luce del nostro ultimo incontro a tre in teleconferenza e tenuto conto degli aggiornamenti sulle sue mosse da parte di Dania, riassumo.”
“Tu parli come libro stampato”, m’interrompe lei. Entrambi la guardiamo perplessi.
“No, voglio dire che è ok. Solo non usare parole troppo difficili, per favore!”
“Se non capisci puoi sempre chiedere”, le rispondo contrariato. Sì, ce l’ho con lei per quelle foto, perché è diventata amica di Nike e di certo ha raccolto qualche confidenza. Mi riprendo: mai mischiare lavoro e faccende di cuore.
“Il nostro obiettivo è inattaccabile riguardo ai suoi traffici di organi. Per ora. Bisogna prima incastrarla con qualche grave indizio o reato a livello internazionale. Abbiamo convenuto di farla passare come potenziale affiancatrice di gruppi terroristici. Come? Facendo sì che venga trovata in possesso di materiale di propaganda più un falso piano per un atto terroristico. Al come aggiungo il cosa. Dania?”
“Sì, mi sono fatta arrivare del materiale dai miei amici. Materiale vecchio scritto in arabo, riguarda piani per terrorismo in metropolitana, io ci ho messo mani e li ho un poco truccati, messo altri nomi e cambiato date”, spiega tranquilla.
“Li ho visionati e, a un’occhiata superficiale, sembrano autentici, Fermerei subito qualsiasi persona in possesso di quella roba. Solo ad un esame più attento ci si accorge che sono dei falsi. Ovviamente, se tutto va in porto, provvedo ad avvisare i colleghi del falso allarme”, interviene Giorgio.
“Ma allora verrebbe rilasciata in poche ore!”, protesto.
“Diciamo che sarò un po’ lento nell’avvisarli. D’altronde loro, da soli, ci metterebbero giorni”, esclama compiaciuto.
“Mi pare pochino”, obietto.
“Keeney, tieni conto anche delle registrazioni. Io ho messe in un cd, fatto un collage, dentro si sente gente che parla arabo e inglese con me. E c’è spesso la parolina magica. Pots, pentole inglese, ma sono vasi per il codice. Pentole è meglio perché fa pensare a bombe. Però per quella roba secondo me pentole andava meglio”, commenta Dania.
“Intendi le ragazze candidate all’espianto? Certo che ne hai di humor nero!”
“Scusa perché la macellaia ti sembra madre Teresa? Comunque quello verrà dopo con un po’ di fortuna”, puntualizza Giorgio.
“Va bene, vado avanti. Allora. Punto secondo: il Paese ideale è il Regno Unito. Lì abbiamo un testimone, lord Bloome, che non ha più avuto notizie della nipote e si è recato in Italia presso l’agenzia della Martini, fingendosi cliente per un po’ di tempo, finché non si è accorto che stava destando troppi sospetti. Però ha visto bene la titolare e saprebbe riconoscerla, dico bene?”
“Esatto, di quello ti occupi tu Lukas, visto che sei già entrato in contatto con lui. Lo allerti perché ci tornerà molto utile nella seconda fase, quella dell’accusa vera, non costruita, di traffico di organi internazionale da viventi mediante costrizione e tutto il resto”, precisa ancora Giorgio.
Interviene Dania: “E per quella roba oltre al lord e alle registrazioni telefonate, ho fatto copia di quelle liste criptate di clienti e ragazze, come mi avevi detto Keeney. Sono riuscita ad hackerare sistema, mia specialità, ma io ho tentato molto. Difficile. Non dico per vantarmi.”
“Sei stata bravissima Dania, meglio di tua madre”, la gratifica Giorgio con la sua sensibilità da elefante.
“Senti, ma lord Bloome come farà a…”
“Stampa, vecchio mio. Il buon vecchio metodo. Foto e articoli in prima pagina. Scotland Yard non resisterà alla tentazione di fare sapere al mondo che ha catturato una pericolosa terrorista. Conta poi che siamo sotto elezioni. A volte la politica ci torna utile, il governo uscente ci tiene a dare un’immagine efficiente di sé.”
“Recepito. Adesso si tratta di capire come farla passare per Londra visto che tu, Dania, mi avevi raccontato che le hai proposto le repubbliche baltiche. Ci sono dei voli verso Tallin dall’Italia, senza passare per Londra e scusa, ma come mai quella scelta?”
“Lei si vuole allargare, ha bisogno di nuove ragazze, là è ideale, gliel’ho fatto il discorso a lei, mica voglia di spiegare di nuovo. Basta che l’ho convinta! Solo che non ci arriverà mai, ma questo ancora non lo sa”, risponde sicura.
Troppo sicura.
“Ci sono un sacco di incognite. Come avviene il passaggio del materiale? E lo scambio al momento giusto?”, sono perplesso.
“Keeney, sono riuscita a scollarla da Milano, già fatto biglietti, non ti fidi di mia abilità? Il materiale lo porto addosso io fino a Londra dove faccio scambio e lo scarico in sua borsa.”
“E se invece dovessero fermarvi prima e trovare tutto addosso a te?”
“Perché scusa? Noi due signore eleganti. Metti in cestino cellulari e quella roba lì e in mia borsa una grande cartina di Tallin e libro. Dentro ci sono piantine e due nastri copiati dai cd. So fare il mio lavoro. Già procurata piccola borsa a mano uguale alla sua, quello è stato facile. Ti ho detto che siamo diventate amiche e amiche vanno a fare spese insieme, no?”, sbuffa lei.
“Lukas, fidati. L’ho già vista in azione simulata, è uno dei test più semplici che gli fanno, è un classico. A Londra la nostra amica verrà fermata quando esibisce il passaporto. Quello è un compito mio. Da lì guarderanno accuratamente in borsa e troveranno il materiale”, sorride compiaciuto.
“Come puoi essere sicuro che la fermino?”
“Il capo ispettore della vigilanza è…”
“… una donna. E ti sei fatto anche quella! Giorgio tu sei malato”, esclamo infastidito.
“Non ancora. La tengo un po’ sulla corda.”
“Non voglio sapere altro, speriamo che questa sia pazza di te. Ad ogni modo un ulteriore controllo non è altro che eccesso di zelo, quindi va bene. Adesso il punto più critico, per come la vedo io, è che Dania riesca ad allontanarsi subito dopo.”

@Dayafter2012- Giù le mani da Venezia.

Laureen scende le gradinate di Santa Lucia, vorrebbe Miguel al suo fianco e così ha detto ad Andreas che sarebbe andata da sola, visto che si fermava da un'amica. Le pare che se non avesse fatto quei percorsi con lui, non avrebbe dovuto neanche condividere con nessun'altro uomo. questa città magica.

Sei ancora innamorata di lui!
Lo so.
Santa Lucia è una stazione capolinea, tanto che da piccola si è lasciata convincere da papà che mentre loro se ne andavano a zonzo, i ferrovieri smontassero la testa del treno e la rimontassero in coda, così che al loro ritorno il treno sarebbe stato pronto a ripartire verso l'entroterra. Uscendo all'aperto, dall'altra parte del canale, c'è la chiesa di San Simeon piccolo, un gioiello clericale come se ne vedono molti qui, ma in realtà per chi esce dalla stazione è semplicemente la prima fotografia, anche se l'unica cosa davvero interessante è la specularità della scalinata della chiesa con quella della stazione. Su entrambe la gente si ferma a riposare: sulla prima chi sta visitando la città o è in pausa da lavoro/studio, sulla seconda chi sta per partire.
Scende e svolta automaticamente a sinistra, la via del turista e anche quella degli studenti di economia, le viene un po' di batticuore: presto sarà una di loro. Subito alla sua destra ecco il ponte degli Scalzi, uno dei quattro ponti sul Canal Grande, il primo gigante che accoglie ogni forestiero e che lo invita a salire.
Di sicuro Miguel la prenderebbe per mano e la inviterebbe ad attraversarlo.
Lei invece imbocca rio Terà Lista di Spagna, il primo tratto della cosiddetta Strada Nova, dove s'incomincia a entrare nell'atmosfera veneziana al di là dei canali e del rombo dei vaporetti che intasano la stazione. Qualcuno degli studenti di economia gira subito a destra su calle Priuli ai Cavalletti, immergendosi in una Venezia di nicchia, più deserta, un itinerario tortuoso di calli che li porteranno in facoltà.
Lei preferisce svoltare e godersi la vivacità delle vie principali e proseguire quindi dritta. Inizia la sequenza dei bar, costosissimi se non hai un pronunciato accento veneziano e se non prendi il caffè al bancone può arrivare a costarti cinque euro. Il servizio, si giustificano.
Miguel si sarebbe divertito tantissimo a sentirla imitare perfettamente quell'accento e probabilmente le avrebbe chiesto di tradurre.
Dopo i fast food e le pizzerie al taglio, gradualmente spuntano le prime botteghe di souvenir ed oggettistica varia e tipica, quelle da cui qualche turista quando arriva non compra perché sono solo le prime che incontra, e da cui qualcun'altro comprerà sicuramente a fine soggiorno perché si è dimenticato di prendere qualcosa anche alla zia della cugina della madre. Miguel, hai fame? Se vuoi ci fermiamo qui, sembrano gastronomie, ma in realtà… sono più pasticcerie/panetterie, con in vetrina ogni sorta di dolciume e panificazione, ma tipicamente veneziana.
Venezia ha i suoi cavalli di battaglia evergreen e non cede alle lusinghe delle mode culinarie come il cake design: in vetrina a Venezia rimangono le spumiglie, le favette, i baicoli, le pinze.
Qualcuna di queste botteghe ha iniziato a mettere fuori anche spezie e condimenti disidratati tipici italiani. In fondo c'è gente che dell'Italia intera assaggerà solo questa città da fiaba.
Prosegue, su quei nemmeno cento metri di strada e spuntano gli ingressi dei primi hotel più o meno di lusso. Alza sempre lo sguardo, ogni volta che passa di qui, per vedere che meraviglia di struttura architettonica possa permettersi un hotel così, ma dopo si accorge sempre che i palazzi che accolgono gli hotel non interrompono nulla di poi così popolare, perché anche gli edifici adibiti ad abitazione o a qualsiasi altra attività, sono dei signori palazzi. Ma lei non ha mai visto il palazzo di famiglia, forse papà l'ha fatto apposta, per proteggerla, chissà… Tanto non appartiene più a loro.
Arriva in campo San Geremia, che si apre sulla destra, svolta sulla sinistra dove ha scoperto un negozio di underwear, la sua passione, semplice e non molto costoso, con qualche occasione davvero carina tanto che ci si ferma ed entra senza quasi pensarci. Dovrà abituarsi al fatto che ora non è più costretta a contare i cents.
Scova un completino intimo bianco, impreziosito da intarsi e se ne innamora: non sa quando lo indosserà, ma si chiede se a Miguel piacerebbe. Poi ne sceglie un altro, un pochino più estroso per Simona e poi si chiede che razza di biancheria porti Clelia. Esce più leggera di cento euro e zero sensi di colpa.
Nel campo c'è l'immancabile pozzo in disuso.
Cos'è quello? Sai Miguel… Venezia per secoli ha raccolto l'acqua piovana sotto alle proprie piazzette e la recuperava tramite i tipici pozzi, ora chiusi con un cappello di bronzo. Quanto le piacerebbe spiegargli queste cose, la ascolterebbe con attenzione, mentre passeggiano mano nella mano...
Poi magari deciderebbero per un ristorantino al bordo del campo, i tavolini sono fuori e il cameriere t'invita ad entrare. Lei si limita a un sorriso, a cui l'altro risponde: forse la conosce, ormai.
Supera il campiello di san Geremia tenendosi sulla sinistra, e prosegue lungo Strada Nova: in questi quattro passi il contrasto tra bar colmi di panini, cibo per lo stomaco e vetrine con sfondo bianco per i vetrini di Murano, cibo per chi ama l'arte. Che siano veri o falsi lo si capisce solo dal prezzo.
Davanti a lei il ponte delle Guglie, uno dei pochi ponti che con metà della scalinata facilita per il passaggio di mezzi a rotella, come carrozzine e porta carichi. Perché Venezia è una città magica, unica e un tantino bizzarra, perché qui le merci girano o in barca, o tramite portantini che trainano delle carriole giganti colme di tutto.
Laureen non prende il ponte, la facoltà di Economia è in fondo alle fondamenta di san Giobbe. Entra nel bar all'angolo sulla sinistra: la simpatica barista cinese fa un ottimo caffè all'umano prezzo di un euro e dieci, è sempre andata lì, è la sua piccola tappa prima di uscire dall'apnea turistica di Strada Nova e prendere anche lei un percorso diverso. Gira per le fondamenta di san Giobbe, alla sua sinistra case belle, ma meno sfarzose, alla sua destra il canale di Canareggio.
Prosegue dritta, incontra solo tre ristoranti, forse sono più osterie, tanto che gli studenti di Economia a volte si concedono una pausa pranzo un po' più consistente del panino portato da casa. Incontra solo un ultimo ponte, il Tre Archi, l'ultimo a tre arcate rimasto a Venezia, sulla destra, nulla più.
All'improvviso la leggera inclinazione della strada la fa svoltare e si trova davanti la Laguna. La facoltà di Economia polo di san Giobbe infatti delimita la fondamenta, la sua fiancata è a strapiombo sull'interno della laguna: era un antico macello, la cui ristrutturazione per il recupero degli spazi è iniziata già a fine Ottocento
L'insegna "Ca' Foscari, Facoltà di Economia" la accoglie appena fuori dall'ingresso, sotto un grande arco. È un complesso organizzato di aule a sé stanti, ma comunicanti tra loro. L'interno abbastanza moderno, l'esterno in mattoni.
In fondo in fondo, alla fine del viale tra le aule, sulla destra, c'è un piccolo luogo nascosto che lei ha scoperto: un fazzoletto di spazio con un paio di panchine e due gradoni, affacciato sulla laguna dove gli studenti vanno a fare un po' di pausa. Oggi ci sono due ragazzi che strimpellano le loro chitarre.
Un panorama mozzafiato: sporgendosi di poco vede a sinistra il ponte della Libertà, che collega Venezia alla Terra Ferma sul quale scorre anche la ferrovia, si ritrova a guardare l'ultimo tratto di strada che ha percorso prima di approdare a Venezia, e un po'stride con tutto il resto del bellissimo panorama.
Alle sue spalle i ragazzi si son messi a cantare.
La conosce, la canzone dei Pink Floyd, gliel'ha fatta sentire papà. E a loro chi l'avrà insegnata?
"I wish, I wish you were here"
Sono passati quattro mesi, lei ce l'ha messa tutta.
Eppure… "Quanto vorrei che tu fossi qui", pensa.

LA ROSA DEI VENTI 

PARUSIA-IL SECONDO AVVENTO (Ultima parte)



Però potrebbe accompagnarti la new entry… Alina. È una terrestre fresca fresca.»
Il grande Iod camminava su e giù alquanto nervosamente, alla fine sbottò.
«E togliete quello specchio imbecilli che qui è un casino e vedo tutto rovescio… tanto l’hanno capito tutti, ormai, Iod sono io cioè Dio, ma che vi divertite a fare i giochetti ora?»
«Scusa scusa, il fatto è che ora vanno di moda i fantasy e magari dei nomi strani potevano suonare più interessanti… sai quanta gente chiuderebbe lì la questione se vede scritto Dio, Gesù ecc ecc???»
Iod si grattò la barba inesistente, (repetita iuvant) e poi annuì. Anzi volle strafare. Si mise a fischiettare e chiese poi a un attonito Astrudel, facendogli l'occhiolino: «Sai niente della Vampiressa che ha usurpato il trono del Regno dei Senzasangrìa e col suo bacio letale ha messo insieme un esercito di Nomerons, nemici della tribù di Astrakan?»
«Io non capire che vuoi zapere kapò.»
Iod sbuffò: proprio quello giusto aveva beccato. Ma dov'era finito Holy? Ah già, stava investendo qualcun altro. Ancora una volta doveva sbrigarsela da solo e parlare per metafore, sperando che quei rammolliti in sala capissero e stessero al gioco.
«Oh miei Paralleliani, creature che ben si addicono a un Fantasy… »
«Ora sta esagerando», sussurrò al suo vicino, Mika-el. Ma il commento non sfuggì al grande Iod.
«Chi ha osato criticare il mio discorso... ehm, ecco un po' ruffiano?»
«Mika-el», rispose pronto Dela-tor, un membro di nobile lignaggio.
«E quindi se non è stato lui, chi ha osato? », ripetè infervorato dalla sua stessa foga il grande Iod.
«Mika-el», ribattè Delator, che era anche un tantino re-ci-di-vo. Esasperato dall'equivoco il colpevole alzò la mano.
«Mika-el, Iod se ben ricordi è il mio nome. Non significa "Mica lui!" Mi fa intristire questa cosa sai? Io che ho sconfitto quel simpaticone che ora ci sta creando un sacco di problemi. E ti spiego la situazione per bene. Se non interveniamo subito in modo efficace, quello ci porterà via un sacco di gente, si comprerà i migliori e poi sarà dura vincere il campionato.»
«Ma di chi stai parlando?»
«Non posso dirlo, non posso fare il suo nome.»
«E perché?»
«Perché perché, per via di questa sceneggiata del Fantasy che tira di più e noi dobbiamo recitare questa pagliacciata. Sai che ti dico? Se la gente ci scopre non me ne può importare di meno. Che cambi canale, diamine e ci lasci lavorare in pace. Stiamo parlando di Anime, mica di bruscolini.».
L'applauso esplose spontaneo.
Purtroppo si alzò una manina dispettosa attaccata a un braccio a sua volta attaccato a un corpicino da nonnina dall'aspetto fragile fragile, ma con degli occhietti moooolto vispi.
«E quella chi è?», si chiesero sussurrando l'un l'altro in molti. Era un fatto abbastanza insolito che i Paralleliani avessero un aspetto senile, ma lì anche la minoranza contava e nessuno restava inascoltato.
«Io invece sono d'accordo sul fatto che i terrestri scappano quando sentono certi nomi, e invece sono attirati da ben altro. Più che sui fantasy io punterei sul genere "rosa spinto"», buttò fuori la vecchina che si chiamava semplicemente O. Non si può dire che non fosse coraggiosa, ma le orecchie le divennero paonazze ugualmente.
«E che razza di genere è il "rosa spento?»
«Veramente ho detto rosa spinto», continuò l'intrepida vecchietta che nella sua vita aveva pure scritto un Histoire»
«Sono quelle cose che vanno di più di moda ora, sul pianeta Terra… storie di amori tra un uomo bellissimo ma cattivo cattivo e di una giovane ingenua, bellissima ma buona che poi passano gran tempo a cercare di riprodursi, voglio dire, insomma, ecco…»
«Altolà O! Possibile che tu cada sempre lì ? Lo sai vero che il tuo aspetto nonneggiante fa parte del piano di recupero? Se continui così non avrai mai un aspetto a la page come la maggioranza di noi. E dire che sei pure vanitosetta! Inoltre come metti in piedi una storia del tuo genere intrecciandola col destino di un Pianeta? Comunque grazie per il contributo. Siamo pur sempre una democrazia, più o meno», le rispose Iod che era un vero gentleman.
Poi rivolgendosi nuovamente a Mika-el: «Ok, ok. Messaggio ricevuto. Pensiamo a far bene la nostra Missione e chi ci ama ci seguirà. Quindi, sputa il nome Miki»
«Sa-ta-na.»
Si udì un ruggito e sul megascreen apparve sir Lucifer.
«Accidenti che fico! E che profumo virile…»
«Merci Madame! Eau de Vulcanò… ».
«O, per favore puoi stare zitta o tentare di frenarti?»
«I soliti bacchettoni retrogradi», ribatté sir Lucifer e poi con tono strafottente chiese: «Cos'è che state complottando voi, o Puri di cuore? Mi volete scippare Anime?»
«Naturalmente!È la prassi comune qui, altrimenti chiamata "lotta tra il Bene e il Male", scattò Mika-el, un po' sul nervosetto. In fin dei conti erano stati compagni di giochi all'Inizio dei Tempi, poi avevano avuto uno scontro tremendo riportato dai media di tutte le Galassie. E ora se lo ritrovava tra le ali di nuovo, si fa per dire, ad ogni modo la faccenda era un pochino stressante.
«Peccato che mi abbiate lasciato la pol position… Sarà un compito difficile recuperare… Molon labè» ruggì sir Lucifer e svanì con una risata, satanica, ovviamente.
«Che ha detto? Che lingua parla ora?»
«Ha detto Molon labè» spiegò Jupiter «È ciò che disse Leonida quando i Persiani gli chiesero di consegnargli le armi».
E poi come a scusarsi aggiunse: «Ho giocato un po’ a dio dei Greci, in una delle mie reincarnazioni.»
«Su, su, il tuo è un peccato veniale che ora ci torna utile… insomma che ha detto Satanasso o Leonida?»
«Ha detto: venite a prenderle!»
«Ma secondo voi scherzava?»
«No, affatto. Solo che se ben ricordi, l'abbiamo deciso prima noi. E lo faremo!».
«Però ci manca un piano ben strutturato con pochi punti, ma chiari. Il primo è senz'altro tornare in noi stessi senza scimmiottare nessuno e, appunto, rimettere a posto quello specchio. Maestro Eckhart potresti per cortesia provvedere a chiarire le idee sull'identità delle persone presenti?»
«Dai, dai che forse oggi salta la lezione dei suoi scemoni molesti», ridacchiò l'indomita O.
Il gesso strideva su una lavagna, antico reperto a cui però il Maestro era affezionato visto che gli pareva il meglio della tecnologia. Accompagnava lo stridio del gessetto con voce tonante fermandosi di tanto in tanto a chiedere (finta) conferma.
«Dunque, iniziamo dal punto più logico, e cioè l'inizio. Bene. Ziehla è… Haziel», esordì, accompagnando la scrittura sulla lavagna alla spiegazione a voce alta.
«Haziel ha il compito di insegnare l'amore disinteressato, aiuta a risolvere i problemi che angosciano e protegge dalle invidie e dai sentimenti negativi…»
«Ecco, lo sapevo! Ora si vendica perché non potrà tenere la sua lezione barbosissima», esclamò O a mezza voce con tono indispettito, ma pure gli altri stavano dando segni d'impazienza ed erano preparati al peggio.
Imperterrito il Maestro Ekchart andò avanti.
«Yaram è Maryam altrimenti conosciuta come Maria. La sua figura è alquanto controversa, fonti e mito si fondono, ma in essa possiamo identificare… »
«Per cortesia Eck, potresti limitarti a decriptare i nomi, evitando il curriculum vitae? Nulla da eccepire sulla tua ben nota cultura, ma sai abbiamo tempi un po' ristretti… Ti prometto che in cambio potrai aggiungere due lezioni ulteriori al tuo corso sui Sermoni Tedeschi, che ne pensi?», intervenne Iod che tra i tanti pregi ovvi, vedi onnipotenza, onniscienza ect ect , aveva anche quello della mediazione medianica, ovvero sapeva interpretare gli umori dell'auditorim, in quel momento decisamente sull'annoiato.
Ekchart, che per un attimino aveva messo il broncio, si aprì in un sorrisone e continuò con rinnovato vigore e ammirevole sintetismo.
«Shojo è Joooshuuua o Jooosh o Geeesù», non è che i nomi avessero tre o più vocali, il fatto è che li pronunciava scrivendo e, si sa, la parola è più veloce del gessetto.
«Sephjo è Joseph, padre adottivo di Josh, per coloro che si fossero messi in ascolto in questo momento. Ielgabr è Gabriel detto anche "il Messaggero", urge precisare che non trattasi di un cronicario o giornale». Alcuni si chiesero se il Maestro li avesse presi per caso per una massa di idioti, ma fu un'ottima occasione per tenersi in esercizio in materia di Pazienza.
«Videva è Davide e… non mi pare ci sia altro, siamo al primo episodio, dopotutto. Ci sarebbe da decriptare Tallocris, ma sorvoliamo, sono minuzie. Ah poi spiegare il Principio A-Erre-Mon…»
«Stai andando ot, Eckhart, quello diamolo per scontato, altrimenti per quale motivo tutta questa Bella Gente sarebbe qui? Magari lo spieghiamo ai profani più in là oppure li teniamo sulla corda… eh eh!», lo interruppe Technael.
«Va bene, Technael. E infine ci sei tu Iod e cioè Diiiio», concluse l'altro, scrivendolo un pochino più in grande. “Che ruffiano", pensarono in molti.
«Aspetta, aspetta! Uhmm, non potremmo cogliere l'occasione per cambiare questo nome così banale e inflazionato? In fin dei conti c'è una marea di dei e di dee, è come se un uomo si chiamasse Uomo, no? Inoltre potremmo evitare quella cosa fastidiosetta, sapete, quando mi tirano sempre in ballo… dicono che non esisto, che sono un'invenzione e poi se qualcosa gli va storto si ricordano di me. Vorrei proprio sentirli dire "Uomo cane" o "Uomo porco". Che ne dici Eck?»
«È una faccenda alquanto delicata: tutti ti conoscono con quel nome, a parte qualche variante, sarebbe un po’ come rinnegare te stesso. Pensa poi ai Terrestri, già sono in confusione totale per conto loro, se poi vai a complicare le cose…»
«Ma perché non posso avere un nome normale anch’io, come tutti? È così frustrante!»
«Ma tu non sei tutti , tu sei l’Essere Supremo solo che “Dio” è più breve e poi è troppo tutto complicato»
«Hai ragione, però lo metteremo all’ordine del giorno più in là, ora ci sono in ballo altre questioni ben più gravi. Proseguiamo… »
Proprio in quel momento irruppe un agitatissimo Pietro: «Allarme! C'è stato un errore al check point… veramente mi sono assopito. Quì c'è un infiltrato!». Dopo una rapidissima occhiata alla Sala, si mise a starnazzare, indicando Alina: «È lei, mi è passata dietro in punta di piedi, è lei l’infiltrata , ha bypassato l’Esame Finale, ha mentito!»
«Ehi calma calma Pietro! Può succedere e tu lo sai bene!» Josh gli strizzò l’occhietto e sventolò tre dita. Per ora Alina resta qui, garantisco io per lei.»
«Ehi, guardate!», li invitò Technael. Dal megascreen non provenivano più immagini e suoni di dolore e guerra. Da varie parti del pianeta Terra si sentivano melodìe dolci, allegri canti, campanellini. Le immagini rimandavano alberi scintillanti con palline colorate, case addobbate a festa…
«O Signore, ma che giorno è sulla Terra?»
«Fammi controllare….anno 2016 giorno 25 dicembre… Festeggiano il tuo compleanno! Auguri Josh, stappiamo una damigiana di acqua santa invecchiata in botti di rovere!!!»
«Ancora con questa storia? Dovreste sapere che è una balla: io non sono un Sagittario, io sono un vero Ariete, nato in carne il 28 aprile, vero Mamy?»
«Vero Figlio: io c’ero.»
«Sì certo che lo sappiamo e ormai lo sa anche la maggioranza dei Terrestri, o almeno spero. Certi furbacchioni hanno raccontato qualche bugietta che faceva loro comodo.»
«Comunque resta sempre una cosa carina, simbolica. Non ti metterai anche tu, ora a voler stravolgere le convinzioni dei Terrestri… Guarda che carucci, ipermercati sovraffollati, cinema pieni, panze che scoppiano...»
«A me invece mette una tristezza unica… guardalo là Sir Lucifer che scia nell’emisfero Nord!»
«Lo fa apposta, lo fa. Sa che possiamo vederlo, scommetto che tra un po’ fa ciao ciao con la manina».Cosa che Lucifer fece puntualmente pochi istanti dopo.
«Bè sulla Terra è Natale anche per quei quattro gatti che si comportano secondo il Principio A-Erre-Mon. Vi ricordate di quel tipo che ha mollato 99 pecore per inseguirne una?»
«Quindi?», intervenne Dio, «ora che si fa? Si prosegue col Piano d’Urgenza o si festeggia anche noi?»
Votazione per alzata di mano: metà esatta per il sì e metà per il no.
«Bel casino. Sarebbe opportuno cambiare le leggi elettorali al più presto», borbottò Dio pensieroso.

(Fine. Forse…chissà…)

UN RACCONTO LUNGO FANTASY-HUMOR NELLO SPIRITO NATALIZIO.

PARUSIA-IL SECONDO AVVENTO-



Nella Centrale Operativa del Palazzo Maggiore di Tallocris, Zielha teneva, come al solito d’occhio i monitor della Stanza Alfa. Erano circa un centinaio e non era affatto un lavoro semplice. Bisognava tener conto di un migliaio di pulsanti di vari colori, oltre a saper distinguere la diversa intensità degli eventuali ultrasuoni che segnalavano un qualche tipo di problema. Dalla Stanza Alfa alla Stanza Omega il lavoro era lo stesso. Vi si alternavano i Volontari Prescelti poiché era un compito molto delicato e andava svolto con la massima attenzione. La sorveglianza riguardava l’andamento generale dei vari pianeti delle numerose galassie. Il Principio che doveva essere rispettato era il Numero Uno, omnicomprensivo che andava sotto il nome di A-erre-mon. L’aveva stabilito dalla notte dei tempi il grande Iod: senza di quello l’Universo non sarebbe potuto andare avanti per molto. Era quindi di fondamentale importanza che venisse rispettato. Il Pianeta che dava segni di scompenso, veniva attentamente monitorato, e poteva scapparci anche la distruzione dello stesso, ovviamente dopo vari tentativi di recupero e varie discussioni animate del Consiglio Supremo.
Tallocris era la capitale del Pianeta Parallelo.
Poche abitazioni, molta vegetazione di colore sgargiante e variegato. Gli Abitanti confluivano là da vari luoghi e ognuno aveva un compito ben preciso da svolgere.
Poiché molti di essi arrivavano da altre Realtà, si era stabilito che l’Invisibile fosse Visibile a tutti per non creare disorientamento o dover dare continue spiegazioni ai nuovi arrivati che continuamente vi defluivano.
Fu in quel giorno che risuonò l’allarme. Un ultrasuono lacerante, accompagnato dall’accendersi del pulsante rosso: segno di massima allerta. I Paralleliani se l’aspettavano già da un po’, le voci correvano pure lì e, se fosse stato possibile, ci avrebbero speculato anche in Borsa.
L’allarme riguardava il Pianeta Terra.
Dopo pochi nanosecondi il Consiglio Supremo era già riunito nella Sala Infinita chiamata così perché, appunto, nessuno sapeva quanti Esseri potesse contenere e anche perché nessuno si era preso la briga di misurarla. Non ce n’era bisogno visto che la stessa si adattava per conto suo al numero dei presenti, si rimpiccioliva e s’ingrandiva con la massima precisione (ogni tanto però le sfuggiva qualche “uff”).
Aveva poi la particolarità che, per quante fossero le unità presenti, ognuna aveva un posto in prima fila, e senza pagare nessun canone. Gli architetti dei Mondi Abitati si sarebbero sbranati per carpirne il brevetto. Sta di fatto che però, quando e se arrivavano lì, quello era il loro ultimo pensiero.
«Avete già sentito, immagino, le gravi notizie che giungono dal Pianeta Terra», esordì il Grande Iod, senza por tempo in mezzo, « ad ogni modo ho provveduto che tutti voi abbiate in mano la sintesi scritta della relazione e i vari punti critici.»
Un certo personaggio, ex-capetto, anzi capettino, o meglio ancora tappetino, di un certo Mondo Abitato sarebbe rimasto a bocca aperta per tale efficienza della burocrazia in Tallocris. Avrebbe fatto (fare) ricerche su ricerche per capire come funzionasse per poi scoprire che il grande Iod nutriva un profondo rispetto per chi vi lavorava e i suoi lo ricambiavano perché lo ritenevano un capo giusto e umile, che non stava lì a contare i minuti della pausa-relax. Anzi ogni tanto li chiamava affettuosamente "fa-tuttoni" e per loro era motivo di vanto. Ma, naturalmente, quel terrestre aveva poche probabilità di arrivare fin lì: troppe volte, con la sua nota band chiamata “Citorius”, aveva infranto il Principio.
«Ehm… ehm. Siete pronti? Siete caldi?», vedendo che gli astanti si accingevano ad alzarsi per fare la ola (cosa per cui impazzivano), Iod li frenò con un semplice gesto della mano.
«Converrete con me che abbiamo aspettato e pazientato fin troppo: la Terra è l’unico dei Mondi Abitati che ci dà da circa 2000 anni, secondo il loro calendario, grossi problemi di preoccupazione. Il Principio A-Erre-Mon è stato più volte infranto e continua ad esserlo. Indìco dunque una votazione per alzata di mano al fine di predisporre un Intervento Urgente», concluse brevemente, ma in modo incisivo. «Also spracht Zarathustra», commentò un ex-terrestre che, finito in quel Luogo, si era inutilmente speso e aveva fatto il diavolo a quattro per tornare indietro e annientare il nichilismo.
Bah, un filosofo, forse.
Nel grande silenzio tutte le mani si alzarono, fuorché quella di Yaram che, invece, chiese la parola.
Dopo essersi schiarita la voce protestò timidamente: «Faccio presente al Consiglio Supremo e a te, grande Iod, che la sottoscritta si reca minimo una volta al mese sul Pianeta Terra. Faccio un piccolo comizio ai miei portavoce, ricordo le cose fondamentali e ho un gran seguito di fan.»
Il bellissimo giovane uomo che le era accanto seduto, ribatté :«Questo è vero, Madre. Bisogna darti atto di gran buona volontà e costanza. Però sono trent’anni terrestri che vai laggiù, ma non è che hai ottenuto grossi risultati… Che sia l’abito un po’ demodé?»
«Non fare lo spiritoso Shojo, sai benissimo che non è la veste che fa l’Apparizione e poi tua madre non si è mai fidata degli stilisti, preferisce cucirsi gli abiti da sola» si sentì in diritto di difenderla Sephjo, che un pochino la conosceva, anche se non in senso biblico.
«Forse dovresti aprire un acconto, si dice così vero?, su quei dannati ritrovi, come il libro delle facce, Yaram. Scommetto che avresti un bilione di fans». Suggerì Tecnahel, inascoltato.
Nel frattempo il Grande Iod passeggiava su e giù nervosamente, accarezzandosi un’inesistente lunga barba, retaggio inconscio delle numerose rappresentazioni artistiche terrestri. Non era affatto vecchio, né canuto, anzi, pareva una copia un pochino più matura di Shojo: i due si somigliavano tantissimo. Non per nulla erano padre e figlio.
In un angolo Ielgabr stava aspettando di scrivere qualcosa sul verbale della riunione e intanto riempiva il foglio di cuoricini, per non annoiarsi. In fondo era sempre stato un romanticone e amava in modo particolare annunciare alle donne che erano incinte, giusto per fargli risparmiare i soldi del test in farmacia, ma anche per vedere la faccia che facevano.
Tra i convocati c’era anche, in veste di consulente, Alina arrivata da pochi giorni direttamente dal Pianeta sotto esame. Di certo aveva notizie più fresche, forse le cose non stavano messe così male, magari un malfunzionamento degli impianti d’allarme…
Un guasto che durava da così tanto? Improbabile.
Alina in verità si stava chiedendo dove fosse e perché tutto era successo così in fretta. Forse era in "trip", pensava, anche se ne aveva fatto uno solo una volta e si era spaventata moltissimo. Chissà, magari qualcuno l'aveva sciolto nella sua birretta. Chiunque fosse stato, le aveva fatto un regalo. Inutile stare a farsi tante domande, lì si stava bene, si respirava un'altra aria , altro che il posto da cui veniva!
Guerre, carestie, malattie, assassini… tutti i report collimavano. Il megaschermo puntato sul Pianeta rimandava inquadrature agghiaccianti. accompagnate da rumori e urla terribili. Alina,26 anni terrestri, confermò tutto con amarezza. Tutti persi nelle loro beatitudini fino ad allora, gli astanti ricevettero un grosso shock. Calò il silenzio
«Mi permetto di far notare che forse è stata data troppa mano libera al Nemico, egli è laggiù da secoli, e sa far bene il suo lavoro», intervenne Saputhel. «Un po’ di autocritica accidenti!» e, agitando il ditino impertinente continuò rivolto a Iod, «e com’è che lavora il tuo ex delfino? Nascosto nelle tenebre, anzi no, nelle banche, nelle polveri, da sparo e droga… E noi qui a goderci i canti gregoriani, a raccogliere fiorellini, a guardare dvd delle vite che arrivano alla ricerca del pelo nell’uovo. Dobbiamo essere più attivi, e non solo qui!»
Lo sguardo di Iod si fissò sul figlio, c’era una comunicazione telepatica tra i due. Shojo ebbe un gesto di stizza, poi cercò di moderarsi. «No, no per favore, non me, non un’altra volta! Non ho nessuna voglia di rifare la trafila. Starmene buono per trent’anni e poi… »
«No, ho in mente tutto un altro piano. Non possiamo aspettare troppo. Tornerai laggiù adulto: in fondo l’avevamo promesso, l’avevi promesso… »
«È vero, volevo organizzare una pizzata tra vecchi amici per poi inaugurare la Fine del Tempo Terrestre, come da piani, poi, confesso, ho rimandato. Disgustato… Ma guarda che han fatto le tue creature!!! Gossip. Ne han dette e scritte di tutti i colori. A cominciare dal fatto che non esisti tu, ci han scritto pure una canzone, e poi che io non sono mai esistito e poi ancora che sì sono esistito ma non ero io cioè tuo figlio e poi che non son morto ma che son scappato con la mia amante Maddi. Ultimamente mi han fatto diventare gay inventando una liaison col mio caro amico Johnny, e poi… devo andare avanti? Ho ancora sullo stomaco l’ultima cena e ho gli incubi del sepolcro, sai che soffro di claustrofobia! Per non parlare del resto: amici che ti tradiscono, gente che ti tratta come un fast food… altri come un bancomat e quella notte tremenda che mi hai fatto lo scherzetto di non farti sentire… e poi… diamine perché abbiamo scelto la Palestina? Non è che porto sfortuna un pochino ? Stanno ancora ad azzuffarsi per un fazzoletto di terra. Che poi la chiamano Santa, pensa se fosse Terra Laica.»
«Ti stai forse ribellando figlio di Videva?», tuonò Iod.
«Che c’entra Videva ora? Non crearmi crisi d’identità, che poi mi tocca fare la prova del Dna. Perdona il mio sfogo, ogni tanto riemerge la mia natura umana. Che cosa hai in mente, anzi perché ora non vi posso accedere?»
«Sto pensando, e non voglio turbarti. Resta il fatto che tornerai laggiù in perlustrazione ed, eventualmente, in azione.»
«Ma ti ricordi vero che non possiamo interferire nel destino di quegli zucconi di Terrestri? Erano questi i patti, solo qualche aiutino, per il resto libero arbitrio».
«Gliene abbiamo lasciato fin troppo, volevo vedere come si comportavano, ma ora è tempo di dire basta, magari lanciando un meteorite»
«Niente mezze misure, eh? Mi pare un tantino esagerato», intervenne un ex-terrestre con lo strano soprannome di Enola-Gay.I tre Maya addossati alla parete, braccia incrociate e copricapi sgargianti, annuivano silenziosamente, e nei loro occhi brillava un ironico ve-l'avevamo-detto-noi
Un secondo allarme fortissimo lacerò l’aria e ammutolendo i presenti.
Zielha entrò di corsa, era proibito lasciare la postazione se si era di guardia, doveva essere successa una cosa gravissima.
Ancora più grave.
Tutti si volsero verso di lui. Lui si volse verso Shojo: «Il tuo maggiordomo… ehm il tuo vice sul pianeta Terra, ecco non mi ricordo il numero, ho problemi con le cifre romane, sono di origine araba dopotutto.»
«Vieni al dunque!», esclamarono esasperati tutti all’unisono.
«Quello che è venuto dopo Pietro, ma tanto tanto dopo… »
«Ma chi??? Parla come puoi, dillo con le tue parole!», lo incalzarono sull’orlo di una crisi di nervi, pure gli Esseri di genere maschile.
«Ah si! Benedetto Ics Vu I, ecco, lui… ebbene si è dimesso, ha rassegnato le dimissioni.»
«Ma non può, non è possibile, è stato investito da Holy!»
Zielha rispose serafico (anche se era un cherubino, ogni tanto si prendeva delle piccole libertà): «Tranquilli, non si è fatto nulla, neanche una fratturina!»
«Per tutte le Galassie, Zielha, che tu possa essere fulminato da me stesso! Sicuro di aver ripassato il Katè?»
«E se mi portassi pure Mohammed, Krisna… insomma qualche collega?», accennò timidamente Shojo.
«Non se ne parla nemmeno! Hai promesso che ritornavi e tornerai da solo»
«Sister Terry? Lei conosce bene le grandi città… Karol? lui conosce bene le lingue… Agostino?», riprovò Shojo con un filino di voce.
«Sì, proprio Ago, che magari poi ci ripensa e ti porta nei quartieri a luci rosse di Amsterdam. Ho detto di no! Gioca coi fanti, ma lascia stare i santi!»
«Oddio, mi vien male, 30 anni a piallare legno e poi altri 3 di full immersion…»
«Mannò, ma che dici? Te lo già detto, arriverai adulto….e poi dove la trovo una vergine io di questi tempi?»

Fine prima parte