Il Gioco di Marat ( parte seconda)



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Nonostante avesse superato i settanta la gigantesca cubana cantava con una voce sottile e potente come quella di una fanciulla. Il percussionista non era più giovane di lei ma sfiorava il tamburo batà con divina scioltezza facendola sembrare la cosa più facile al mondo. Il bar dell’Hotel Nacional de Cuba era gremito di turisti estasiati che vibravano al ritmo della musica. Il reverendo Jones, l’unico immobile come un blocco di granito, aveva occhi e orecchie solo per il suo telefono cellulare e imprecava di continuo silenziosamente. Non riusciva a spiegarsi perché sua moglie non rispondesse, guardava in continuazione il grande orologio color oro collocato nella hall dell'albergo e mentalmente teneva il conto del fuso orario. Non era possibile che Sarah non fosse in casa a quell'ora! Cosa poteva essere accaduto di così straordinario o grave?
Un brivido lo attraversò lungo tutto il corpo, un sudore freddo gli bagnò la fronte quando, guardando ancora l'orologio, si accorse che era il 13 del mese. Non voleva nemmeno lontanamente pensare che ci fosse un nesso fra l'assenza della moglie e quello che accadeva in quell'enorme casa di campagna, ma ormai il tarlo si era insediato nella sua mente.
Immobili nel più completo silenzio, le tre donne sedevano sul grande tappeto Kirman dalle insolite tonalità cobalto. Parevano delle statue. Non si mossero neppure quando dalla porta fecero il loro ingresso tre figure incappucciate. La prima portava un grosso candelabro a tre bracci che sistemò al centro della stanza per poi avvicinarsi alle finestre facendone scorrere completamente il tendaggio. Al chiarore sinistro delle candele, Topazia si concentrò sulle altre due figure che, nel frattempo, deposero un pesante fardello informe sulla sedia pochi metri davanti a lei. Poi i tre se andarono da dove erano venuti. Di nuovo il silenzio. A un certo punto da sotto il fardello parve muoversi qualcosa... Come richiamata da un segnale, la donna sconosciuta che aveva preso il posto di Ayasha, si avvicinò e sollevo di scatto l'involucro. Nessuna di esse fece trapelare il suo stupore quando ai loro occhi apparve un enorme oggetto, sembrava di plastica o comunque di un materiale simile, nero, aveva la forma di un quarto di luna, l'estremità in alto era ben arrotondata e quella inferiore poggiava su due piedini rotondi, due ventose in realtà. L'oggetto vibrava ora in maniera frenetica, ora lentamente, come comandato a distanza da una mano occulta. Fu allora che Topazia, Persia e la sostituta di Ayasha si resero conto che avevano davanti a loro un enorme dildo che, animato da una forza misteriosa, sembrava vivo e svettava orgoglioso davanti alle tre donne. Topazia e Persia non parvero sconvolte più di tanto. Quella che ebbe un fremito fu la "sconosciuta". Non si capiva bene se il suo tremore fosse dovuto a paura davanti ad un oggetto (forse) sconosciuto o folle desiderio alimentato da tre mesi di astinenza .Lo si sarebbe scoperto di lì a poco, anche se ancora non era ben chiaro il motivo di quella presenza così ingombrante sebbene non tanto insolita alle riunioni particolari delle Tre Lune. Piuttosto il pensiero di Topazia verteva su altro.."dov'era finita Ayasha? "
La risposta non tardò ad arrivare. Fu per lei facile riconoscere la sua voce provenire dall'altra stanza. Non riusciva a distinguere le parole, ma erano le locuzioni secche e incalzanti che Ayasha utilizzava, quando un uomo la afferrava per i fianchi e, senza interruzioni, la portava a un climax di piacere. Inoltre, lei era sempre stata quella che per sua stessa ammissione odiava i preliminari. Le piacevano immensamente quei rapporti duri, senza coinvolgimenti, con uomini senza volto e senza identità. Solo Ayasha era in grado di identificare ogni uomo da cui si era fatta possedere non dalla voce o dagli occhi o dal profumo, ma dai muscoli che ora la avvolgevano e ora la esploravano. Topazia aveva sempre pensato che quella di Ayasha fosse l'essenza stessa della fisiognomica.
Un poco la invidiava, non solo per quella sua innata carnalità espressa senza mezze misure, no c'era dell'altro serbato ben vivo nella memoria. Fra le tre amiche, lei era stata l'unica ad avere avuto un incontro col divino Marat. E forse per questo Ayasha era stata dispensata dal prendere parte alla cerimonia iniziatica in onore della nuova adepta. Chissà poi se l'ultima arrivata sarebbe stata una degna compagna. Topazia ne dubitava fortemente. Cazzo, la moglie del reverendo!
Il reverendo Jones era un bell'uomo sui cinquanta possedeva un suo carisma e aveva conosciuto Sarah durante un viaggio a Dublino, Sarah era molto più giovane di lui, trent’anni li separavano, nonostante questo erano sempre apparsi come una coppia discreta e serena. Forse la differenza di età, forse le mancate esperienze di Sarah o forse una voglia di cambiamento, avevano portato la giovane donna a decidere di accettare l'invito, più volte da lei negato, che sempre più insistentemente le aveva fatto lord Mills, il tenutario dell'enorme casa, non si era mai saputo chi fosse il proprietario, nessuno lo conosceva. Era lord Mills che gestiva tutto...

(continua. Forse...)

INTANTO BECCATEVI QUESTO FINCHE' DURA