Serie Creed

“Credici-Creed” è nato come evasione, mentre stavo scrivendo “La Rosa dei Venti”, che mi stava impegnando con lunghe ricerche (anche se poi si riducevano a due righe di testo).
Volevo qualcosa di leggero, del genere “Cenerentola-Principe Azzurro”. Avevo iniziato bene, mi stavo divertendo. Ero partita con un “Lui” bello, ricco e un pochino tormentato, il tipo che non deve chiedere mai, quello che non si lega a nessuna. Dall’altra parte c’era una “Lei”, poco più che ventenne, che, rimasta senza i genitori, decideva di partire per la grande città.
Mi ero fissata di trovare un profumo maschile particolare e il mio lavoro non mi lascia molto tempo per andar in giro ad annusare i tester. È vero, avrei potuto piazzarne uno qualunque, il più costoso possibile, consultando la rete, ma non è il mio modo di procedere. Nella dedica ho scritto come l’ho scovato.
Quando ho ripreso la scrittura, liberatami dalla “Rosa”, mi son ritrovata questo “Creed”, di cui avevo chiara la trama. Una trama con sottotrama complessa, perché, pur mantenendo un tono leggero, specialmente nel POV di Nicole, mi sono trovata invischiata in un meccanismo infernale… e i due protagonisti mi hanno tirato per i capelli.
Ho iniziato a fare sul serio, a parlare di varie situazioni attuali intrecciate alla vita di Lukas e Nicole. E il romanzo fluiva, fluiva… Quando avevo scritto circa duecento pagine, l’ho fatto leggere a due amiche molto severe, gente che legge molto e non frequenta i social. Quelli che io temevo fossero i punti deboli, sono stati giudicati forti, con mio grande stupore.
Alla fine, dal romanzetto iniziale di duecentocinquanta pagine, mi son ritrovata a scrivere una duologia. Mi rendo conto che la prima parte, oltre i primi due capitoli iniziali che filano via lisci, può apparire lenta e prolissa. Ho cercato di tagliare e tagliare, ma a molti credo risulterà comunque ricca di infodump. Mi serviva per inquadrare i personaggi e il loro background.

I due titoli della serie “Creed” sono una specie di imperativo o, meglio, d’incoraggiamento, ma forse il titolo del secondo potrebbe essere un completamento del primo. C’è molto di autobiografico, ad esempio il mio primo amore: io avevo 17 anni e lui 28, io studentessa, lui, anglo-italiano, figlio di famiglia molto benestante. Mai avuto problemi di “salti generazionali”. Come dicevo, la mia personale carriera amorosa è sempre stata caratterizzata da colpi di fulmine, mai avuto una storia con un prima-ti-odio-poi-ti-amo, quindi non saprei neanche raccontarla. Poi c’è il tema del valore della presenza/assenza della mamma e la constatazione che il sangue è una faccenda marginale. Tra l’altro, di fondo c’è uno spunto che ho tratto dal mio lavoro e che mi ha fatto svolgere delle ricerche (ancora!). Quello che racconto non è fantascienza, accade davvero. Il movente è il solito: il denaro.
C’è dell’autoironia, perché Nicole è un’aspirante scrittrice di romance; ci sono scene di sesso, in una prospettiva diversa da quella in voga, ma ci sono. Anche lì attingo dalle mie esperienze. Ho resistito alla tentazione di infarcire il romanzo di musica, lo facevo già quando non era di moda; mi sono attenuta solo a due artisti, in particolar modo a Ofra Haza, che v’invito a scoprire o ri-scoprire. Il brano “You”, è l’essenza del primo volume.
“Creed” è uscito dopo più di un anno dalla Rosa, non sono capace di sfornare a catena, è un mio limite. Ho revisionato il primo volume, l’ho fatto meticolosamente per almeno 50 volte, non solo per la sintassi, ma anche per altri particolari come le assonanze, le ripetizioni, e così via. Anche se i lettori non ci fanno caso, a me dà noia, come si dice in Toscana...
Ho una natura caotica, ma in certi casi sono una perfezionista, non sgarro. Poi è naturale che in altri settori il folletto che è in me si liberi e si dia alla pazza gioia.
Come ora, ad esempio, che sto scrivendo in un affollatissimo aereoporto con gente che mi gira attorno e io che ho scoperto ora che dallo smart posso scrivere pezzi lunghi.
Roba da matt.

Il primo volume non sta andando benissimo, forse perchè è troppo lungo, forse perchè è una duologia o forse perchè molti blog mi hanno ignorato. Se non sanno che esisti è difficile che ti leggano.
C'è poi un mio grande limite, come ha scritto un recensore, non so o ignoro volutamente l'abc del marketing, non mi ruffiano nessuno e mai vorrei leggere di me certe lodi sperticate, non amo l'idolatria del personaggio-autore o protagonista. Non voglio che mi si dica a priori che "sono una garanzia". Nessuno è una garanzia, neppure i grandi campioni e se hanno inventato la garanzia un motivo ci sarà.
O-kappa. Vado a dissetarmi. Continueremo in Patria.


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