DIMENTICARE LUI



«Dove stiamo andando?»

«Localino chic per due ragazze vip. Mamma mia Lauri, se fossi un uomo ti rimorchierei: sei uno schianto», la osservò compiaciuta Simona.

«Merito della mia personal… come si dice? Insomma, sarai estetista per qualcosa, no?» e intanto si chiedeva come l'avrebbe accolta, che complimenti le avrebbe fatto Miguel.

«Ammetto, sono la meglio! Però tu hai quel genere di bellezza… »

«Un po' retrò…Questa l'ho già sentita. Hey, ma dove sta questo posto?»

«Non è lontano, prima era un pub molto frequentato dove si mangiavano quelle cose tipo tris, crocchette, e c'erano tutti i generi di birra, poi le sorelle l'hanno venduto per via del ritmo di lavoro, e il nuovo proprietario ne ha fatto un posticino un po' esclusivo. Però la pizza te la fanno… e che pizza!»

Effettivamente l'atmosfera del locale appariva raffinata: luci e musica soffusa, camerieri inappuntabili, tavolini da due o da quattro, nessuna tavolata di gente chiassosa. Il brusio dei clienti giungeva discreto: per lo più coppiette o uomini soli elegantemente vestiti che chiamavano con un cenno della mano il servizio. Avevano l'aspetto di uomini d'affari coi loro portatili, gente che non aveva tempo da perdere, neanche per mangiare. Laureen pensò a dove si poteva trovare Miguel in quel momento: a smaltire il lavoro arretrato, o forse a Las Olas con qualche donna favolosa a rotolarsi tra le lenzuola nel pomeriggio tropicale. No. Anche per lui era troppo presto o forse gli uomini reagivano in quel modo. Un momento passeggero.

O invece si trovava dal sarto, per l'abito da sposo. Un passaggio definitivo.

Quel pensiero scatenò in lei una folle gelosia verso la donna che l'avrebbe avuto accanto, avrebbe posato gli occhi su di lui, sentito la sua voce e... No, non poteva immaginare oltre.

Simona si guardò intorno con aria esperta: «Sì, in effetti è un bel locale, ma ha un che di lugubre, pare di stare in chiesa e magari se ordiniamo una pizza, tutti di colpo si mettono a urlare al sacrilegio.»

Non le erano sfuggite le coppiette che cenavano al lume di una romantica candela e si guardavano con gli occhi che grondavano miele. Quelli delle dame, almeno.

«Vuoi che cambiamo posto?»

«No, no va bene. Sul menù c'è scritto della pizza e, per il resto Simo, mi ci dovrò abituare.» Sì, certo ma quando ci sarebbe riuscita?

Neppure il tempo di risponderle che già un cameriere con l'aria compunta si materializzò chiedendo loro quale tavolo preferissero. Scelsero un posticino in fondo da cui si poteva avere una panoramica di tutto il locale, anche perché Simona aveva sempre bisogno di avere alle spalle una porta o un muro. Una sua piccola fobia.

Musica in sottofondo, italiana o il solito Bublè. Bella voce, ma non particolarmente evocativa.

Poi le note di una canzone di… Battisti?

Io lavoro e penso a te

Chiudo gli occhi e penso a te…

Lo facevano apposta? Tutt'e due divennero imperturbabili e alzarono il tono di voce, facendo voltare gli altri commensali.

Laureen avrebbe voluto salire su una sedia e urlare.

«Veramente deliziosa!», commentò mentre lasciavano il locale, «ma credo che non ci tornerò.»

In qualche modo l'ottima birra media le aveva sciolto la lingua e Simona cercava di non interromperla o la incoraggiava a proseguire, se le pause erano troppo lunghe.

«Anche se detesto l'effetto coppietta-candela, la pizza era ottima, ma io non ci torno più lì», ribadì nuovamente.

Un discorso un po' confuso, decisamente.

«Insomma voglio dire che non so se mi davano più fastidio o invidia, ecco Simo. Pensavo a me e Miguel seduti là a ridacchiare dell'ambientino e poi flirtare spudoratamente.»

«È ancora presto perché resti insensibile a certe scenette, che poi quelli si amano poveracci mica è colpa loro ! Ma tu non sei superwoman, e la musica poi… siamo vittime di una congiura», le rispose di rimando l'amica risalendo in macchina. Che cara! Le vere amiche si prendono sulle spalle anche il tuo dolore.

«Non dirmi che ti sono sfuggite le occhiate che ti lanciavano i bravi fidanzatini, o gli affaristi quando ti sei alzata quelle due volte!»

«Davvero? Sarà perché non m'interessa, sarà l'abitino corto e i tacchi. Certi uomini sono veramente monotoni, superficialoni…Guarda che cielo! In questo momento forse anche lui starà guardando questa meraviglia!»

«Lauri, sei completamente andata… perfino io so che ora là sarà tardo pomeriggio. E adesso una tappa al Kosmos per buttar fuori le tossine, ma tu non bevi più, ok?»

«Ma se non bevo, come faccio a dimenticare?», il tono di Laureen era quasi disperatamente e involontariamente comico.

«Ci sono un sacco di altri modi. Non sarà l'unico uomo al mondo, no?»

«Era l'altra metà della mia mela

«Uh che patetica! Chiodo schiaccia chiodo.»

«Ti prego dimmi anche che non esistono più le mezze stagioni

«Che ne pensi di chi la fa l'aspetti?»

«No, non mi piace», biascicò Laureen.

«Ok. E allora… chi rompe paga?»

«Già meglio. Peccato che mi restino pure i cocci!»

«Sicura Laureen? Disco o nanna ?»

********************
Laureen era rientrata all'alba. Aveva scritto in fretta due righe per Clelia e si era fiondata a letto levandosi solo le scarpe. Avevano fatto overdose di locali. Il primo era zeppo di ragazzotti che bevevano come spugne e pogavano come dannati: avevano dovuto togliersi le scarpe per non essere guardate come aliene. Costretta a seguire ritmi ossessivi e senza senso, si era riconciliata quando erano risuonate le note di Cocaine, Eric Clapton.
Poi Simo l'aveva presa per un braccio, decisa. Un altro locale: una discoteca da fighetti, ragazze stile Barbie e ragazzi omologati. Eppure ce n'era qualcuno di passabile. Naturalmente due come loro, per lo più sole, avevano dovuto respingerne parecchi, fino a incappare in due uomini niente male. Simona aveva avuto il comportamento irreprensibile della donna sentimentalmente impegnata e non aveva mai travalicato quel limite.
Laureen aveva l'aria di una perfettamente a suo agio, di una che ci stava, il tipo non era male, ballava pure bene. Quando iniziò a strusciarsi contro di lei, fu Simona a trascinarla via a forza. Ancora una volta, nonostante le proteste di lei. Pareva che avessero scambiato il loro modo di essere: ora Simona era la saggia e timorata, mentre Laureen appariva pazzerella e molto disponibile.
«Ma come faccio a schiacciare il chiodo se mi togli il chiodo?», aveva protestato, cercando di articolare con cura una parola di fila dietro l'altra. «Non in questo modo Laureen, ti stai svendendo, ti comporti come una disperata in astinenza, in cerca di un arnese qualsiasi. E poi ho visto che sei scivolata verso il bar, mentre ballavo col mio cavaliere provvisorio. Cambiamo posto!»
Erano finite in Slovenia, in un casinò dove Laureen si era addormentata sulla poltroncina, mentre stava assistendo allo spettacolo nella piccola arena. Una voce maschile l'aveva risvegliata. Aveva intravisto il suo volto, sentito una voce bassa e suadente, ma non ricordava cosa le avesse detto. Solo un "mi piacerebbe rivederti " e un bigliettino da visita che le aveva infilato in borsa. Mezz'ora dopo erano sulla strada di ritorno, nel buio che si apriva all'alba. Simona guidava in silenzio.
Di sottofondo gli Stones. Miss you.
Mi manchi.



La Rosa dei Venti (Volume Primo e Secondo)