Nè il romance nè l'erotico sono generi minori

Purtroppo, grazie ad amicizie interessate e a complicità che i lettori neanche immaginano, impazzano libretti insulsi il cui solo scopo è vendere. Discreditano la categoria e i cosiddetti self.
La gente è facilmente manipolabile.
Le blogger hanno grandi responsabilità nell'indirizzare le vendite. Ormai lo sanno tutti.
Ma c'è gente che scrive bene, per fortuna.
Ci sono lettrici intelligenti, per fortuna.
Le altre stanno trasformando gli erotic-rosa romance in youporne per donne.
Io mi batterò sempre per l'onestà e la qualità, che non significa affatto noia. Significa scostarsi dall'ovvio
.
Io non sono apparsa dal nulla, un giorno vi parlerò di me, della mia gavetta, del pubblicato.
Questo non è periodo (è un momento di immenso dolore per me).



"Aveva chiuso gli occhi e dondolava lentamente, cingendosi con le braccia, ballando da sola, come una bimba o come fanno i matti.

Tutti gli innamorati hanno una loro canzone, non l'hanno scelta, è lei che ha scelto loro quando si sono riconosciuti l'uno nell'altro.

Avvertì le braccia di lui che sostituivano le sue, e la stavano guidando in un vero lento, mentre le mormorava all'orecchio: «Something in the way she moves attracts me like no other lover … Something in the way she woos me… I don't want to leave her now… »

Non voglio lasciarla ora.

Lei aprì gli occhi e fissandolo gli chiese: «E la nostra canzone qual è?»

«Non potrebbe essere questa?»

«No, certe canzoni non si rubano. Sono loro che ci scelgono e noi non abbiamo ancora la nostra.»

«È così importante per te?», le sussurrò con voce seducente e così intima, da farla vibrare in ogni singola fibra, del corpo e dell'anima. La strinse un pochino più forte, fin quasi a farle mancare il respiro.

Solo lui.

Solo lui aveva quel modo virile e dolcissimo di farla sentire unica, di farla sentire femmina.

O magari tutti i sudamericani erano così. Che ne sapeva poi lei del mondo?

«No, sì, non so.», la voce le uscì spezzata, «è una riflessione che mi è venuta in mente. Io non ho mai avuto la mia canzone d'amore, ma forse perché finora non mi ero mai innamorata. Non badarci, sono una romanticona, dopotutto.»

Laureen, quando era emozionata, aveva un'automatica predisposizione a rompere l'atmosfera. Ma lui non si fece distrarre e la riportò su quei magici sentieri che nella vita raramente capita di percorrere o che appaiono sempre troppo brevi. Piccoli momenti sospesi al niente. Grandi momenti, assaggi di Infinito.

Le scompigliò i capelli con infinita tenerezza.

«Sei proprio la ragazza ideale: intelligente, spiritosa, riflessiva, un pochino folle… »

«E poi?», lo incalzò lei.

«Curiosa, affamata della vita, bella, forte, coraggiosa… »

«Non sono poi così forte, Miguel. Ho dovuto farmi forza, capisci? Non vorrei sembrarti quello che non sono. Ideale, poi… »

«Lo so, è stata la vita a renderti forte, ma il tuo ottimismo ce l'hai sempre avuto. E poi io intendevo dire che sei il mio Ideale, degli altri che t'importa?»

Non poteva ancora rivelarle che lei aveva il volto e il corpo della donna che avrebbe voluto a Los Roques ad attenderlo a casa e neppure che in lei aveva trovato finalmente la passione e la dolcezza. Quello che tutte le altre, i cui volti e nomi, apparivano ora sfumati, non erano riuscite a dargli.

«Siamo nella fase dell'innamoramento, è un momento magico e irripetibile. Bisogna vedere sulla lunga distanza. Sai una cosa? Avevo un compagno di classe al liceo, Enrique, veniva dall'Argentina, non era bellissimo, ma le ragazze impazzivano per lui, aveva un modo di fare così galante… »

«Argentina?», la scrutò lui.

«Sì, e non mi sto confondendo. Mi chiedevo se tutti i sudamericani corteggiassero le donne in quel, in questo modo.»

«Aveva conquistato anche te?»

«No, ci aveva provato, ci provava anche con la bidella ma no, comunque era simpatico, però si diceva in giro che era il classico maschio latino.»

«E a te è venuto in mente che io, da classico maschio latino, mi comporto così con tutte. Giusto?»

Laureen si fece piccola piccola: «Un pochino, sì. Insomma ho visto come ti guardano per strada, nei negozi, le commesse e ho visto che dopo due frasi hai conquistato Clelia, che non è proprio una tipa facile. Nel senso che non è facile entrare nelle sue simpatie… »

«Riassumendo. Tu credi che io mi comporti così con tutte le ragazze? Che ci vada a letto dopo dieci minuti di conoscenza superficiale, non nego mi sia successo. Che ci faccia l'amore e che ripeta quasi ogni dieci minuti, ti amo anche fuori dal letto, no. Anzi facciamo che rapisco le bimbe in fasce e che ho un fan club di vispe vecchiette. Ma più di quello che ti dico io, dovresti capirlo da sola, Laureen».

«Ti ho offeso? È che mi pare di vivere un sogno e di non meritarmelo.»

«No, no. Il problema è un altro Laureen, devi imparare a lasciarti andare, a metter a riposo la tua testolina in certi momenti, come quando facciamo l'amore. Sembra quasi che tu fai, faccia, di tutto, per rovinare certi momenti.»

«Forse perché la felicità mi spaventa.»

Anche lui stava provando quello che lei in due parole aveva espresso ed era seriamente tentato di mandar all'aria tutti i suoi principi.

Ci aveva pensato fino allo sfinimento. Sì, forse una via d'uscita poteva esserci, anche se avrebbe dovuto ugualmente raccontarle quello che stava succedendo.

Si staccò."

E ancora davvero per pochi giorni, "mi svendo". Per la gente seria, scrivere costa fatica.


Grazie a chi mi sta sostenendo con l'ultimo Volume