La pioggia nel cuore

Il giorno della partenza, Miguel era sceso molto prima del previsto, e lei se l'era ritrovato in cucina mentre stava preparando il ragù. Aveva appoggiato il trolley per terra e si era seduto strascinando stancamente una sedia. «Clelia, me ne vado, ma Laureen non viene con me.» Lei si era fermata con mezza cipolla in mano: «L'avevo capito, ma non volevo essere immischiarmi… ma io credevo che, insomma mi aveva confidato che eravate d'accordo, che insomma lei sarebbe venuta a stare per un mese dalle tue parti, e poi si vedeva che eravate come morosi. Avete litigato?» «Vuole spiegarti tutto lei… », aveva affondato le mani nei capelli, «oddio è una storia così complicata! E ti garantisco che avevo desiderato un finale tutto diverso… non posso farci niente. Io la amo, Clelia, credo di averla amata dal primo giorno che ci siamo parlati. Ti prego adesso ascoltami attentamente. Confido in te.» Le aveva consegnato un pacchettino incartato: «Ti raccomando di darglielo, quando sarà più tranquilla: le servirà e poi dalle anche questo», e tirò fuori dal taschino il bracciale di abuela che aveva fatto adattare al piccolo polso di lei. El Amor es màs fuerte. Clelia stava zitta e lo osservava: aveva un aspetto distrutto, le ricordò un Cristo in croce. «Qui ci sono scritte alcune annotazioni importanti per lei, ma non dovrà sapere nulla, Clelia, inventati qualcosa, quando leggi capirai. Ah! E questo è un piccolo regalo per voi, che mi avete accolto come uno di famiglia, ma aprilo dopo. Ora chiamo il taxi.» «Miguel farò quello che mi hai chiesto perché vedo nei tuoi occhi sincerità e spero che Laureen mi aiuti a capire. Però no, non puoi andartene con un taxi da una casa che è stata come tua per un mese. Ti accompagno io, non mi piace vederti partire con quell'aria da cane bastonato » All'andata aveva guidato lui. Quando erano scesi, lei le aveva chiesto cosa fare della nuova macchina: «Tenetela, in famiglia ce n'è bisogno, e se lei non vuole usarla, fallo tu.» L'aveva baciata sulle guance, mormorandole a mezza voce: «Abbi cura di lei, come hai sempre fatto, e ora anche di più. E se avete bisogno di qualcosa… bè leggi la mia nota. Io la amo come non ho mai amato, so che sembrano discorsi o parole poco originali, ma altre non ne conosco. Proverò a dimenticarla, anche se sarà difficile. Farò di tutto invece perché lei si dimentichi di me, non deve soffrire, Clelia. Adiòs!» «Ragazzo mio, io non so che sta succedendo, ma ricordati che se non puoi metterti contro il destino, c'è qualcosa che può farlo.» Lui l'aveva scrutata mentre le scostava una ciocca grigia dalla fronte, come faceva con abuela, come faceva con Josepha: «Che cos'è?» «I miracoli, Miguel, i miracoli. Piccoli o grandi che siano. Devi solo crederci.» «Io non ci credo, Clelia, ai miracoli», le sorrise mesto e si avviò verso il destino che aveva contribuito a scrivere con le sue mani
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