DIMENTICARE LEI

«Dove andiamo?», cercò di usare un tono scanzonato. «Marcos, non lo so, sei tu che hai avuto l'idea!» «Io di idee ne ho tante, potremmo fare il giro dei peggiori locali di Caracas a tracannare rum o in un club privè, o in un posticino dove parlare con calma solo noi due, o in azienda a lavorare, anche se è quasi notte.» «Mi sento come se mi fosse passato sopra un carrarmato. Lascia perdere il lavoro: mi rifarò alla grande, penso che dormirò in ufficio anche la notte» «Addirittura! Ma se hai sempre preferito portarti l'azienda a casa, metaforicamente parlando!» «Mi stordirò di lavoro, e per il posticino dove confidarmi la risposta è no, grazie! Facciamo un misto tra privè e rum, droghe escluse?» «Non ti riconosco! Duartes alticcio e in cerca di donnine. Dovresti essere contento di non ritrovarti la fede al dito! Sei ancora un uomo libero! Non è un sollievo?» «Stai zitto Marcos, è uno strazio: tu non conosci tutta la storia.» L'amico l'assecondò. Era sicuro che c'era di mezzo quella ragazza italiana e che presto si sarebbe confidato, se non voleva esplodere. 

  La giovane donna usava il suo partner come fosse fatto di carne e d'ossa e altro. Movimenti sinuosi, ancheggiamenti, un ballo sensuale attorno al lucido palo, in cui mostrava generosamente tutte le parti dello splendido corpo, coperto solo da un minuscolo perizoma argentato. Occhi bramosi la osservavano, come ipnotizzati. Lei svolgeva la sua coreografia, sempre la solita, con lo sguardo fisso, quasi vitreo. Era pagata per eccitare, per farsi desiderare, mentre il rum scorreva a fiumi. La sua avvenenza era fuori discussione. In molti tentavano di toccarla, ma l'uomo nascosto nell'ombra e invisibile al pubblico, vegliava su di lei. A rendere più intrigante l'insieme un particolare che dava un tocco di raffinatezza a quello spettacolo neanche poi tanto insolito, se non fosse stata per l'inusuale bellezza della ragazza sul palco. Quella musica. Nonostante avesse superato la settantina, una gigantesca cubana accompagnava la conturbante danza con voce sottile e potente: sembrava quella di una fanciulla. Il percussionista non era più giovane di lei, ma sfiorava il tamburo batà con divina scioltezza, facendola sembrare la cosa più semplice al mondo. «Che ne pensi ? È davvero notevole la ballerina, peccato che balli solamente e lasci tutti a secco», interruppe il flusso dei suoi pensieri Marcos. «Mah, non lo so, io vedo un branco di lupi affamati intorno a quella che credono la loro preda. In realtà è la preda che tiene in pugno i cacciatori e che li lascerà a bocca asciutta.» «È una bella figliola, ammettilo. Da quando sei diventato asessuato?» «Spero di essere ancora normale sotto quel punto di vista, è che ho la testa altrove.» «Faresti bene a tornare qua. Venezuela, Caracas. Quella ragazza comunque non è in vendita.» In quel momento lo sguardo assente di lei, si fermò su di lui. «Tutto ha un prezzo, Marcos.» «Cos'è? Una sfida? Comunque ora ti ha puntato, e non è spettacolo. Le piaci. La solita fortuna: sei vestito casual eppure il tuo bel faccino non passa mai inosservato. Nel caso non lo sapessi sopra ci sono delle belle stanze, nell'appartamento del proprietario. Per uso occasionale. Sai sono un suo amico…», e gli fece l'occhiolino. Lui provava il bisogno di qualche emozione forte per scuotere di dosso l'apatia e il vuoto che sentiva dentro. Aveva imposto quasi, a Laureen di dimenticarlo. Doveva cominciare a farlo anche lui. «Marcos, vedi quell'uomo seminascosto dietro la tenda? Tieni, dagli questi», tirò fuori un rotolo di banconote senza contarle, «preferisco portarla a casa mia.» L'altro spalancò gli occhi dallo stupore: «Non è sicuro girare con contanti in questo Paese, lo sai!» «Per certi affari le carte di credito non vengono accettate, lo sai !» «Quindi avevi in mente qualcosa di simile già prima!? Los Roques?» «No, quello mai. Stanne certo. Per ora.»